La PA che vorrei… e quella dove lavoro

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

(art. 98 della Costituzione Italiana)

Io sono una pubblica impiegata e vivo il mio lavoro – non sempre facile – proprio con lo spirito sancito dalla nostra Carta Costituzionale.

Recentemente ho potuto ascoltare l’intervento pubblico di Marco Carlomagno, segretario FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Pubblico impiego) e ho fatto alcune considerazioni sul nostro lavoro di dipendenti pubblici.

Ho cercato di lasciare alcune riflessioni “dal basso” per come vedo io, oggi, il lavoro nella PA dal luogo privilegiato del settore ICT, che – per antonomasia – è al servizio dei colleghi di tutto l’Ente e deve affrontare sfide sempre nuove.

Posso ritenermi fortunata, perché al mio fianco ci sono colleghi ben più competenti di me nel settore dell’informatica, e che al contempo hanno un concetto di lavoro orientato al fare le cose fatte bene, con criterio, e possibilmente senza sprechi inutili di tempo e di risorse.
Cosa non sempre facile da conciliare con la Legge, le Linee Guida e le imposizioni messe nero su bianco da chi a livello centrale si sveglia e decide che (tanto per citare una delle tante cose obbligatorie) l’Amministrazione Trasparente oggi ha questo schema e fra tre mesi, no, cambiamo la disposizione. Poco importa che poi i contenuti dentro ci siano. C’è una bussola che verifica che siano rispettati i link di facciata.

Ma andiamo con ordine; gli interventi di Carlomagno meritano qualche feedback su concetti che mastica chiunque lavora nel settore pubblico.

Semplificazione

Una parola fin troppo abusata! Forse usando un po’ del “buonsenso del padre di famiglia” riusciremmo davvero a realizzarla; invece la burocrazia se lo mangia come fosse una caramella! Io ormai dedico la quasi totalità del mio orario di lavoro a svolgere compiti amministrativi per il nostro settore (l’informatica), al quale – da un paio d’anni – si è aggiunto il Protocollo, i servizi postali, la telefonia, la videosorveglianza… Tradotto: redazione di atti amministrativi per giustificare una spesa, liquidazione fatture, controllo di gestione (sempre perché le cose ci piace farle bene!); e poi ancora predisposizione di capitolati d’appalto, pubblicazione RdO, Trattative ecc.  

Meritocrazia

Un’altra grande assente. Dice bene Marco Carlomagno quando afferma che bisognerebbe mettere al centro le persone, con le loro competenze effettive. Invece si valutano le persone secondo “pagelle” delle performance individuali con criteri ad personam che variano a seconda dei parametri di questo o quel dirigente. E secondo me bisognerebbe anche valutare quel qualcosa in più (le famigerate soft skills) che danno il quadro complessivo di una persona non solo basandosi sulle competenze professionali. E comunque, tornando al punto di partenza, di meritocrazia ogni tanto ne sento parlare, ma si traduce ahimè, in un nulla di fatto.

La formazione fatta bene (che non c’è)

Capitolo formazione: dovrebbe servire nel percorso lavorativo per crescere e migliorarsi. Peccato che i soldi siano pochi, e i corsi obbligatori siano quelli su privacy, trasparenza, anticorruzione e poco altro. Io e i miei colleghi che lavoriamo in ambiente ICT siamo autodidatti , ad esempio, per il nuovo modello del sito comunale (sì, lo gestiamo noi internamente); ma nessuno ci manda a fare i corsi su Bootstrap. Per di più, dopo la pubblicazione del sito comunale secondo norme Agid a febbraio 2021, ora esce un nuovo Bootstrap dove è cambiata parecchia roba. Calma e pazienza, ci rimbocchiamo le maniche e pian piano lo adegueremo.

Il Responsabile alla Transizione Digitale 

Un’altra bella trovata di Agid. Si legge nelle linee guida che deve essere una “figura dirigenziale con adeguate conoscenze in materia“; ogni Ente ne deve nominare uno. Sorvolo sui curricula dei nostri dirigenti, ma l’RTD è il dirigente di turno che sta al di sopra di noi – Settore Informatico – così quantomeno, qualcuno che ne capisce veramente al di sotto c’è, anche se è solo un istruttore direttivo.

I bandi PNRR per la digitalizzazione

Ben vengano questi soldi (che sono pure tanti)! Abbiamo aderito agli Avvisi per l’integrazione di Spid, PagoPA, App IO, i servizi in cloud e l’ultimo, denominato “esperienza utente”. Sui primi 3, che sono retroattivi (cioè possono finanziare anche interventi fatti in passato), abbiamo ottenuto i finanziamenti. O meglio: è pubblicato il decreto che dice che ci daranno i soldi. Ora ci tocca andare avanti, alle condizioni degli Avvisi. Faccio però un attimo un passo indietro: non sarà sfuggita agli addetti al settore (i nostri colleghi informatici), che questi primi 3 Avvisi erano già oggetto di finanziamento lo scorso anno del Fondo Innovazione. Inutile dire che quando abbiamo letto le condizioni di candidatura (sono finanziabili gli interventi che non sono oggetto di altri finanziamenti!!!), ci sono un po’ cascate le braghe… per fortuna abbiamo potuto rinunciare alla seconda parte del contributo statale per poter aderire agli avvisi.

Lo smartworking 

Ok, lo smartworking è altra cosa. Quello che abbiamo fatto noi è stato più propriamente “lavoro da remoto”. E purtroppo Brunetta ci ha fatto tornare in ufficio. A marzo 2020 mi sono trovata a lavorare a tempo pieno da casa per 2 mesi. E devo dire che si lavorava meglio e di più. E questo credo sia il sentore di tanti colleghi. Forse ancora per qualcuno il lavoro remoto potrà proseguire. Tanto più che fra un po’ tutti faremo lavoro remoto pure stando in ufficio. Perché sempre la nostra amata Agid ci ha chiesto di inviare un documento per la certificazione dei datacenter (che vanno razionalizzati). Stiamo partendo con l’infrastruttura in cloud presso la Regione, quindi vuol dire che non avremo più in Comune né le macchine né i programmi. Ma ci collegheremo, come potremmo fare da casa, anche stando in ufficio. Sperando che regga il collegamento per far viaggiare i dati e far lavorare un centinaio di persone.

… mi avanza una domanda: ce la faremo?

A conclusione di questo lungo articolo che riguarda il mio lavoro, rimane proprio questa domanda.

  • Ce la faremo a cambiare il sistema pubblico? La vedo un po’ dura…
  • Ce la faremo a dare il giusto merito alle persone? La strada è ancora lunga…
  • Ce la faremo a ottenere per davvero i fondi PNRR? Mi basta un fornitore che non ha i requisiti DNSH previsti dal bando, e addio soldi!
  • Ce la faremo a rendere il lavoro pubblico migliore di quello che è oggi?

Se io ci metto la mia parte per servire la nazione e dare servizi migliori ai cittadini, mi auguro anche che a livello centrale si possa avere una visione più alta e più ampia dell’orizzonte lavoro, anche nel settore pubblico.

2 pensieri riguardo “La PA che vorrei… e quella dove lavoro

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