La mia storia in parrocchia

Silva in chiesa

Partire dal perché

Nella storia che racconterò nelle prossime settimane ho voluto fissare una cosa che, mentre scrivevo, si è rivelata essere l’eredità di mio padre: Giuseppe. Una persona importante nella mia vita, che mi ha permesso di essere quella che sono oggi. Così ho riscoperto, alle soglie del sesto anno dalla sua morte, che lui è presente accanto a me, in tutto quel che faccio.

Dove: la parrocchia

La mia storia (o meglio una parte di essa) racconta le attività che svolgo da sempre nella mia parrocchia, quella che considero la mia “seconda casa”. Anche mio padre ci trascorreva molto tempo, e si metteva a disposizione per aiutare in alcuni servizi. Il suo esempio – oltre alla fede che mi ha trasmesso – mi permette ancora oggi di fare molte cose e di “essere” testimone credente e credibile per i ragazzi e per le persone che incontro in chiesa o in oratorio.

Cosa c’è in questa storia: servizio, talento, impegno

Così ho voluto raccontare il servizio che svolgo in parrocchia, che va di pari passo con l’impegno: ci metto davvero tutta me stessa, e – come mio padre – cerco di applicare la sua pragmaticità e la sua visione “alta”. Cerco di valutare tutti gli aspetti organizzativi e non, perché le persone della comunità si sentano accolte e possano partecipare. Insomma, anche in questo contesto cerco di applicare le regole del Lavoro Ben Fatto. E lo faccio da tempi non sospetti, ben prima di sapere che qualcuno aveva scritto addirittura un libro su come si fa un lavoro fatto bene.

Come lo faccio: con il sorriso, la gratuità e il talento

Sono alcune caratteristiche che mi contraddistinguono.
Il sorriso – ancora una volta – è eredità paterna. E’ raro vedermi imbronciata. E poi cerco di trovare il bello e il buono in ogni situazione.
La gratuità – oltre ad essere un valore cristiano – è un valore universale: svolgere un servizio senza aspettarsi nulla in cambio è bello, soprattutto quando questo è rivolto alle persone: il regalo più bello è il sorriso ridonato, o un “grazie” inaspettato.
Il talento è un’altra cosa che il buon Dio ha donato ad ognuno. Credo che tenerselo per sé non serva a nulla; metterlo invece a servizio della comunità può essere un bene che ha un valore inestimabile.


Ecco. La mia storia è iscritta dentro questi quattro pilastri portanti: come, cosa, dove e perchè.

Come e dove ho raccontato questa storia?

Grazie agli amici di Scritte, ho pensato di farmi un regalo, uno di quelli che loro chiamano “Manufatti Narrativi” che porterò con me nelle mie attività in parrocchia. 

Presto vi farò vedere quello che è stato realizzato per me, e come è nato il mio regalo.

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