Le parole: dalla scrittura all’ascolto

chi parla bene pensa bene

Il 7 febbraio 2022 è stata la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. Quel giorno ho seguito Andrea e Daniel nella loro maratona in giro per l’Italia.

Dopo aver letto la sua storia nel libro “ERO UN BULLO”, mi sono messa in ascolto.
Ormai l’inflessione vocale di Daniel è entrata nella mia testa. E la sua vita nel mio cuore.

Di tanti interventi recuperati al termine della mia giornata di lavoro, mi porto nel cuore due passaggi.
Il primo, a Mattino 5, dove ho visto un Daniel sereno, e pienamente conscio che quello che è oggi “deve convivere con il suo passato”
Rinnegarlo, o far finta che nulla sia successo, non sarebbe giusto.
Caspita! Quanta profondità in questi pensieri… mi domando da dove derivi tanta consapevolezza: la rieducazione? Lo studio? Le persone giuste incontrate sul suo cammino? Se un giorno avrò il piacere di incontrare Daniel glielo chiederò.


Nel pomeriggio in una libreria di Roma una bellissima presentazione moderata da Beatrice Cristalli, (fortunatamente trasmessa sulla pagina Facebook della Libreria) affrontava il tema dell’importanza delle parole e della scarsa voglia degli adolescenti a leggere. Aspetto presente anche in un capitolo del libro, intitolato “Le parole che non ho”.

Io non sono madre, ma da quanto sento da colleghi e amici, c’è un’insofferenza diffusa negli adolescenti, a scuola, verso le materie umanistiche: letteratura, italiano, storia…. a cosa servono?
Forse un po’ di colpa è di questa società troppo “smart” e “social” e poco improntata alle relazioni interpersonali più autentiche. 
Con il risultato che i ragazzi faticano ad usare un lessico adeguato per esprimersi.

E una parte di responsabilità ce l’hanno sicuramente i genitori, la famiglia: se i ragazzi crescono in un ambiente ricco di stimoli sono più propensi a sviluppare la propria creatività; se sono assenti, ahimè, viene a mancare questo importante tassello che forma il carattere.


Lo sperimento anch’io nel rapporto con i ragazzi che educo nel catechismo: anche se hanno solo 9-10 anni alcuni si esprimono bene, altri – esattamente come ho ascoltato nella tavola rotonda – finiscono per fare come il Daniel-delinquente che sfogava i suoi sentimenti con la violenza.

Credo che ragazzi esuberanti o “difficili” ci siano sempre stati; negli ultimi anni ho visto un crescente ricorso allo psicologo… già a quell’età?

Tornando alla storia di Daniel, ormai educatore, una frase – che mi è piaciuta molto – me la sono segnata e ogni tanto la tirerò fuori dai ricordi: “chi parla bene, pensa bene”.

Non sono una grande lettrice, e non ho fatto studi umanistici, ma la nostra bella lingua cerco di usarla in modo adeguato.
Sarà che mi piace scrivere e cercare il miglior modo per esprimermi. Ci aggiungerei un terzo elemento: “… e scrive bene!”


Caro lettore, concludo la mia riflessione lasciandoti questo pensiero non mio:
Nel libro “Potere alle parole – perché usarle meglio”, Vera Gheno scrive: 

“ognuno di noi è le parole che sceglie:
conoscerne il significato e saperle usare nel modo giusto ci dà un potere enorme, forse il più grande di tutti”.

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