La ricerca della libertà

C’erano una volta un disobbediente, un ex bullo e una piccola impiegata amministrativa…
No, non voglio raccontarti una storiella, e nemmeno una barzelletta.

Piuttosto vorrei consegnare a te, caro lettore, alcune cose che conservo nel cuore e nella mente, frutto di un percorso maturato nel corso degli anni, attraverso le parole dei libri di Andrea Franzoso, che si intrecciano con il mio lavoro quotidiano.

Ho ripreso in mano “Ero un bullo”, ma già alla prima lettura mi era saltata all’occhio una frase, che nella mia prima recensione avevo tralasciato di commentare, poiché avevo deciso di mettere in quelle prime impressioni gli aspetti più legati ai sentimenti e alle cose belle che avevo trovato nella descrizione che Andrea ha fatto di Daniel.

Oggi vorrei scavare più a fondo. 
Ho trovato, in questo ultimo libro, un’assonanza con il piccolo #Disobbediente: un testo che ormai conosco come le mie tasche…

“Ero un bullo” Cap. 13. Pagina 136.

«L’anno 2010, il mese di marzo, il giorno 4, alle ore 12.30, in Milano…»

Non la scorderò facilmente. 
Quando ci sono passata, mi sono chiesta se Andrea – scrivendo queste parole – avrà rifatto il suo viaggio a ritroso, così come l’ho fatto io… 

È una formula di rito, in un linguaggio che mastico tutti i giorni per lavoro: il burocratese, peraltro qui nemmeno troppo criptico, come invece sono alcune frasi che uso più di frequente.

Con la mente sono andata alla storia di Andrea, e a quella pagina 71 che racconta dell’esposto fatto in caserma. 

«l’anno 2015 addì 10 del mese di febbraio alle ore 13:10
presso gli uffici del comando in intestazione…»

Due contesti simili – la rilettura di un verbale – due situazioni opposte:

Daniel, da poco rinchiuso in un carcere;
Andrea che andava a riprendersi – a modo suo – la libertà di cittadino onesto.

Eppure, tutti e due, da quel che traspare dalle parole, con un peso in meno sul cuore.

Daniel “finalmente” arrestato; un tormento in meno nella sua personale “discesa agli Inferi”… e ce ne vorrà ancora per riemergere e risplendere!
(e per comprendere questo pensiero, devi leggere il libro, ndr)
Andrea, soddisfatto per aver fatto la scelta giusta: denunciare i “ladri” in azienda, per di più mettendoci nome e cognome.

Due vite opposte che – tuttavia – grazie a questo incontro, possono vivere in simbiosi.


Da quando il libro è uscito, ormai più di un mese fa, ho avuto modo di leggere e ascoltare Daniel e Andrea nelle interviste e in qualche presentazione. 
Andrea, che ripete di aver trovato una storia “potente”;
Daniel che gli fa eco dicendo di non sentirsi un bullo, ma più un delinquente, ma non fino in fondo (perché – nonostante tutto – i germi di bene ci sono sempre stati).

Io preferisco guardare alla gran voglia della ricerca di senso e di libertà in queste due vite.

Per questo i passaggi che ho citato nei due testi mi stanno tanto a cuore.

Ma – si sa – io guardo ai dettagli, quelli che agli occhi di molti passano indisturbati.


E io?

Io sto lì in mezzo, con il mio lavoro quotidiano.
Fatto di tanta scrittura burocratese: per redigere atti, giustificare acquisti, menzionando Leggi, Decreti, articoli e commi…. “e s.m.i.” (successive modifiche e integrazioni, ndr)
La mia “boccata d’aria” – quando torno a casa – sono i pensieri e le riflessioni che nascono in quel processo creativo che parte dalle esperienze già vissute e si alimenta attraverso la lettura e l’ascolto di persone che valgono. E così arrivo a pubblicare, da punti di vista inconsueti, le mie storie belle e contagiose.
Proprio come questa.

C’è tanto da scrivere, Andrea e Daniel hanno tanto da raccontare offrono molti spunti di riflessione.

Concludo con un piccolo regalo a loro: due versi di un artista che sto imparando a leggere. Allargare la propria zona di comfort non può che far bene. 

Non sai cos’è la libertà, finché non te l’han tolta
Non sembrava un occasione, finché non l’hai colta 

(Prova a prendermi, Marracash)

E tu cosa mi dici? Quando trovi la tua libertà?

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