Daniel: ero un bullo, oggi parlo ai genitori

In occasione della giornata contro il bullismo che si celebra lunedì 7 febbraio 2022, vorrei proporre qualche spunto di riflessione, a partire da un articolo di giornale letto pochi giorni fa.


Sul settimanale Oggi, nel numero 6 in edicola in questi giorni, è stata pubblicata una paginetta con un’intervista a Daniel Zaccaro, l’“ex-bullo” oggi educatore. La sua storia passata è raccontata nel libro “Ero un bullo” di Andrea Franzoso.
Con la sua esperienza, Daniel – forte anche della sua esperienza passata – traccia un percorso per i genitori di ragazzi adolescenti, perché siano delle figure davvero “di riferimento” per i propri figli.

L'articolo sulla rivista Oggi

Vorrei riprendere i consigli di Daniel, perché fanno riflettere, e vorrei metterci qualche considerazione personale.

Prima di addentrarmi in questa piccola riflessione, vorrei però lasciare due note:

  • per prima cosa, credo che si possano comprendere davvero i suggerimenti di Daniel solo dopo aver conosciuto la sua storia personale che lo ha portato ad essere quello che è oggi;
  • in secondo luogo, io non sono mamma e nemmeno laureata, ma ho cresciuto – da zia – tre splendidi nipoti; inoltre in parrocchia, per quel poco che riesco a fare con il mio “essere”, da diversi anni ormai, accompagno i ragazzi del catechismo nella prima formazione cristiana.
    Se faccio bene non lo so, ma nel corso degli anni ho potuto constatare come i ragazzi più difficili da gestire durante il mio percorso con loro, fatta la Cresima spariscono, ma se ci incrociamo per strada hanno ancora rispetto e riguardo nei miei confronti. E non è poco. Credetemi.

Bene. Fatte queste due doverose premesse, posso davvero riprendere le indicazioni di Daniel e metterci insieme le mie riflessioni, per quello che sono oggi, come zia e catechista.


Siate adulti

Con questa esortazione credo che Daniel (e non solo lui) voglia invitare i genitori in età adulta, o “giovane-adulta”, ad essere figure autorevoli; non gli eterni ragazzi, che pensano sia giusto essere un po’ amici dei propri figli. Le amicizie per i ragazzi sono altra cosa. Ma nemmeno i “padri-padroni”, troppo duri e autoritari.
L’arte di essere un buon genitore si impara crescendo i figli: con fermezza e autorità, mai con l’imposizione.
I ragazzi imparano molto anche dagli atteggiamenti, dal modo di essere; non servono mille parole, magari pure strillate per ottenere rispetto, che invece sortiscono l’effetto contrario.

Mettetevi in ascolto

L’ascolto prevede che, in seno alla famiglia, ci sia un dialogo. Oggi troppo spesso sostituito da tempo passato davanti a uno smartphone o una Playstation, perché – in fondo – fa più comodo così.
Ho visto, nel corso della mia esperienza di educatrice, ragazzi insofferenti e scontrosi.
Lo riconosco da questi atteggiamenti quando non c’è ascolto reciproco in famiglia. E mi domando: è tutta colpa del carattere dei ragazzi?

Non caricateli di aspettative

Un altro aspetto che – come racconta la storia nel libro – è stato un po’ l’inizio della metamorfosi da bravo ragazzo a bullo di Daniel. Ormai è quasi una prassi consolidata che – oltre alla scuola, che già impegna parecchio i ragazzi – ci siano attività extra (sport, danza o altro) che arrivano a “saturare” il tempo libero degli adolescenti, e il catechismo (un’ora ogni due settimane!) è quella cosa in più che va all’ultimo posto nella lista degli impegni.
Tornando però alle varie attività – sacrosante! – mi chiedo se i genitori abbiano assecondato i desideri reali dei loro figli, o piuttosto cerchino il proprio personale tornaconto…

Educateli alle emozioni

Ah, che bello questo consiglio.
È un percorso bello e impegnativo, quello del saper riconoscere le emozioni: belle o brutte, positive o negative. E qui vorrei proprio citare Daniel in questo passaggio sul giornale:

“I ragazzi non sanno dare un nome a quel che provano, che sia vergogna, amore, senso di inadeguatezza.
E se non riconosci le emozioni non riconosci l’altro, quindi non trovi nulla di sbagliato nel prevaricarlo”.

Va da sé che il passo per trasformarsi in un bullo è breve, molto breve.
Emozionarsi insieme, in uno scambio reciproco, genitori e figli: questo sì che è un percorso positivo, e ne gioverà tutta la famiglia.

Sospendete il giudizio e date fiducia

Due consigli difficili, ma possibili. Si ricollegano un po’ al punto sull’ascolto reciproco. Ai ragazzi bisogna lasciare un po’ di libertà: nelle scelte, anche di commettere errori. Da quelli impareranno a tornare sulla via giusta.


Sugli ultimi due suggerimenti cito ancora le parole di Daniel.
Io non li avrei mai pensati, però mi sembrano indicazioni importanti, che solo chi ha una seria formazione educativa come lui, può consigliare.

“Non competete”

Nel rapporto con i figli serve umiltà:
“Se loro individuano in altri, professori, educatori, allenatori, dei modelli,
incoraggiateli a coltivare il rapporto con loro senza sentirvi sminuiti come genitori”.

“Chiedete aiuto”

”l bulli sanno che quello che fanno è sbagliato, quindi smettono di parlare di sé in casa”:
è un campanello d’allarme davanti al quale è meglio farsi aiutare da professionisti.
Sapendo che il percorso di analisi ci coinvolgerà anche come genitori.

Ecco, forse l’unica cosa che mi colpisce e che fa da sfondo a tutte queste “buone pratiche” è proprio la parola “umiltà”, che incarna un valore che io vivo molto nella mia vita, da sempre.
Sono contenta di averla ritrovata nelle parole di Daniel.
Porsi con umiltà in ogni situazione – non solo quella genitoriale – credo che aiuti ad affrontare ogni momento della vita con lo spirito giusto: mai altezzoso (che può pure farci sembrare antipatici), ma nemmeno sempliciotto e remissivo (che invece ci farebbe apparire deboli e facilmente attaccabili).


Mi piacerebbe che queste parole le leggessero i genitori dei “miei” ragazzi, anche se non sono ancora adolescenti, ma stanno entrando nell’età dei 9 anni.
E oggi sono sicuramente più svegli e scaltri di quando io avevo la loro età (40 anni fa ormai….)

Ringrazio Daniel e la giornalista di Oggi per avermi permesso, ancora una volta, di riflettere su aspetti così importanti come l’educazione dei ragazzi, un tema che mi sta molto a cuore, pure se non sono genitore.

E se ancora non lo avete fatto, vi invito a leggere la storia vera di Daniel Zaccaro raccontata nel libro di Andrea Franzoso “Ero un bullo” (clicca sulla miniatura della copertina per maggiori informazioni):

La copertina del libro

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