Ero un bullo: un libro che parte dal cuore per arrivare al cuore

Per raccontare questa nuova storia, e i pensieri depositati nel mio cuore dopo aver letto “la vera storia di Daniel Zaccaro”, nel libro “ERO UN BULLO”, riparto dalle frasi di presentazione di Andrea Franzoso, il suo autore.

C’è magma incandescente, in questa storia. Ci sono pianti e risate, ferite e fame di senso
Entrateci a piedi nudi, è uno spazio sacro.
 Abbiate cura delle parole che vi sono custodite”. 

Eccomi.
Ho tenuto fede a questo comandamento.
Ho “tolto le scarpe”.
Ho aperto il libro senza preconcetti.
E ho iniziato a leggere.

Al termine di questa prima lettura posso scrivere i primi pensieri, e li voglio condividere con te, caro lettore.


Le parole condivise e scelte

Nel raccogliere il materiale per scrivere questa nuova storia, Andrea ha chiesto a Daniel – che oggi fa l’educatore – di raccontargli tutta la sua storia in maniera trasparente e vera. E Daniel c’è stato, donandosi “cuore a cuore”.

Ho così scoperto una storia bella, difficile, tormentata, ma anche dolce e piena di senso.

Nel libro ci sono tante “pennellate delicate” fra le parole che ho letto, che anche agli estranei alla vicenda come me fanno capire che Daniel NON era una persona irrecuperabile fin dall’inizio…
bisogna solo saperle leggere e individuare!

Ne ho sottolineate tante.
Le parole sono importanti e Andrea è stato un vero artista nello scrivere e nel riprendere le espressioni.

“Ci sono sorrisi e pianti…”

È vero: ho sorriso, in qualche passaggio, ho pure pianto… e ho voluto bene a Daniel. 

Andrea è arrivato, è arrivato dritto al cuore… là dove voleva arrivare.

“ERO UN BULLO” è un libro che tocca nel profondo, se si lasciano da parte pregiudizi ed etichette.


Un grande lavoro di ascolto ed empatia

Quando Andrea a dicembre mi aveva annunciato l’uscita di questo suo nuovo lavoro, lo aveva fatto con parole che trasudavano di entusiasmo, emozione e soddisfazione per il gran lavoro fatto in tanti mesi. Ed effettivamente le storie nel libro sono tante.

Andrea ha molte doti: fra le tante, quelle che spiccano di più leggendo questo libro sono senza dubbio il dono dell’ascolto e dell’empatia.

Per poter scrivere un libro così bello e vero, si è messo in ascolto di molte persone che gravitano intorno alla storia di questo ex bullo: Daniel, innanzitutto, poi la famiglia, le fidanzate, il magistrato, il cappellano, le educatrici, il brigadiere.
Un lavoro certosino che è sfociato in un libro che Andrea stesso definisce un’opera corale.


Il rapporto con la madre

Accennavo all’inizio dell’articolo alle “pennellate delicate e belle” che ho trovato nel libro. Sono tante, sparse qua e là per i capitoli.
Sono soprattutto i pensieri di Daniel, quelli personali – mai detti – quelli nei confronti della mamma, e poi della sorella, che mi hanno colpito positivamente.
Quando ancora era un bullo e combinava le malefatte per cui ha pagato, si premurava (almeno nella sua coscienza) di non deludere la donna che gli ha dato la vita.

E il suo pensiero in carcere?
Pensava di essere ricoperto di frasi dure, di rabbia…
Ma l’amore di mamma ha avuto la meglio:

“Ricordati che qualsiasi cosa tu faccia, io ci sarò sempre”.

Un colpo al cuore… di certo inaspettato.
Parole amorevoli, di conforto, arrivate in un momento difficile e all’interno dell’ambiente duro del carcere.


Il rapporto con il padre e “il quartiere”

Tra le tante “pennellate” ne ho annotate alcune che invece non sono certo frasi edificanti per un figlio.
E altre che – a una prima lettura – mi paiono di rispetto e sottomissione.
Sono i dialoghi con Lorenzo – il padre – e i pensieri di Daniel:

“Quante volte aveva sperato in una frase di incoraggiamento,
sapendo che avrebbe fatto la differenza.
E invece no. Mai.
Sempre parole durissime che lo affossavano senza pietà.
Gli sarebbe piaciuto sentire il padre al suo fianco anche nei momenti difficili

e si chiedeva se una sensazione del genere l’avrebbe mai provata”

La figura “perdente” all’interno del libro è proprio quella del papà di Daniel.
Ne esce una descrizione di un uomo violento, che ha deciso sempre lui per Daniel, e quasi sempre per il suo personale tornaconto.
Fosse stato un padre diverso, anche in un posto difficile come Quarto Oggiaro, forse Daniel sarebbe stato meno rabbioso e si sarebbe risparmiato molte grane. O forse no.

Mi viene da pensare che il vero bullo sia ancora quel padre. Che non ha visto né accettato il cambiamento del figlio.

Allargando lo sguardo sull’onda di questo pensiero, mi viene da riflettere sulle responsabilità degli adulti.
E dei genitori che non sanno fare i genitori.
Credo che non importi dove si abita.
Vale per il piccolo paesino e per la grande città.
Se i genitori non sanno educare nel modo giusto, avremo piccoli teppisti già alle scuole elementari.


Il carcere e le comunità rieducative

Se – come Daniel – si arriva a compiere reati che prevedono una pena e la detenzione, oltre alle “regole” che spesso sono mal sopportate da chi viene chiuso in cella, ci sono altre figure e altri modi per far “ripensare” al male commesso e a come ritornare liberi e privi di giudizi.

Anche per questo “ERO UN BULLO” è un testo che aiuta.
Aiuta ad aprire gli occhi su un mondo quasi sempre “nascosto”. Leggendo il libro si scopre tutto questo mondo…

Pensiamoci: quando parliamo di carcere la prima cosa che salta alla mente qual è? Il sovraffollamento, poi la punizione.
Quasi mai si pensa al mondo che ci sta dentro: gli psicologi, gli educatori, le attività di rieducazione, il cappellano!

Già… il cappellano: un prete.
Che prima di essere prete, porta sé stesso, e una parola di conforto.
Dio verrà poi, anche se è già lì. Ma ai carcerati questo non interessa, quasi mai, almeno subito.
Come non pensare all’opera di misericordia corporale “visitare i carcerati”, e il monito di Gesù: “ogni volta che avete fatto questo a uno di questi piccoli, lo avete fatto a me”.

Al Beccaria, il carcere minorile di Milano dove Daniel è stato recluso, il cappellano è una persona straordinaria, “con due grandi occhioni azzurri”: don Claudio Burgio.
La sua non è bellezza esteriore, ma interiore.

E poi ci sono tante altre persone, davvero straordinarie, che seguono i detenuti:
il magistrato, che decide l’entità della pena ed eventuali trasferimenti; gli avvocati, che assistono i detenuti; le guardie che vigilano ma si adoperano anche per coinvolgere i detenuti in piccoli lavori di responsabilità; le educatrici e le psicologhe, che seguono i ragazzi per recuperare la loro vita…

Due su tutti hanno segnato il cammino di rinascita di Daniel: il brigadiere Stara, con il suo “lavoro ben fatto” e Fiorella, l’insegnante che ha dato a Daniel la voglia di tornare a studiare, perché “sono le parole che rendono liberi”.


Le comunità e Kayros

E poi ci sono le comunità, centri più o meno piccoli, sparsi per il Paese, dove i detenuti possono trascorrere alcuni periodi rieducativi al di fuori dell’ambiente del carcere.
Daniel ne ha frequentate un po’, in giro per l’Italia, sempre sottostando a tante, stramaledette “regole”.

Kayros – la comunità di don Claudio – le regole ce le ha, ma da come è descritta nel libro, sembra non averle. Ed è questo che – forse – gioca a suo favore.
Daniel a Kayros ha ritrovato sé stesso, ha recuperato la fede.
E con il concorso di tante altre persone è riuscito a cambiare la propria vita. A recuperare sé stesso.

Mi piacerebbe un giorno approfondire il senso del nome: “Kayros” – il tempo del cuore, il tempo opportuno.
Ognuno può vivere il suo “kayros”, non solo le persone difficili… non è detto che ci ritornerò.


12… La presentazione del libro a Kayros

Lunedì 10 gennaio, nel pomeriggio, a Vimodrone, nella comunità Kayros si è tenuta la presentazione ufficiale del libro “ERO UN BULLO”. Presenti il padrone di casa, don Claudio Burgio, Andrea, Daniel, il Vescovo ausiliare Mons. Luca Raimondi, il cantante Marracash, la Ministra della Giustizia Marta Cartabia, la giornalista Rai Stefania Battistini a moderare.

Qui alcuni scatti dell’evento – realizzati da Isabella Beatrice De Maddalena – che Andrea generosamente mi ha fornito, per arricchire il mio articolo:

Se ti stai chiedendo perchè ho messo 12 nel titoletto, te lo dico subito. Guardando queste foto, mi è venuto in mente un pensiero, una domanda che avrei voluto rivolgere ad Andrea e Daniel al termine di quella giornata: “Da 1 a 10, quanto sei felice?” La risposta? “12 !”


Questi sono solo alcuni dei pensieri che porto nel cuore dopo aver letto “ERO UN BULLO”.
Di certo ne esco arricchita.

Caro lettore, ti lascio qui il video della presentazione del libro, fatta proprio a Vimodrone, a Kayros, e – se vorrai approfondire o acquistare il libro, trovi i riferimenti nella mia pagina dedicata ad Andrea Franzoso

La presentazione del libro

Ringrazio per il materiale fotografico Andrea e la fotografa Isabella Beatrice De Maddalena

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