La Parola: il Vangelo del giorno di Natale

Riflessioni intorno al Vangelo del giorno di Natale
tra una piccola credente e un sociologo ateo

Di recente Vincenzo Moretti, sociologo ateo che seguo, ha pubblicato un articolo dal titolo “Le parole sono azioni”.

A un certo punto scrive:
“Il mondo esiste indipendentemente dalle parole, ma senza le parole, senza il linguaggio, sarebbe per noi inaccessibile.”

Un assist perfetto per richiamare il Vangelo del giorno di Natale, quello dell’evangelista Giovanni.

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Cosi mi sono immaginata di stare a dialogare con Vincenzo in uno scambio tra fede e ragione. Tra le sue parole e la Parola.

S.: “Vedi Vincenzo, Natale è una festa liturgica dove la Chiesa mette tre vangeli diversi per la Messa della notte, per quella dell’aurora e per quella del giorno.
Questo è il testo che si legge alla Messa del giorno ed è di una profondità e significato che mi affascina ogni volta che lo leggo.
Non ci sono i personaggi del presepe: niente angeli, niente pastori, niente Gesù, Giuseppe e Maria.
Eppure c’è la Parola – quella con la P maiuscola – che per chi ha fede dà senso ad ogni cosa.
Dio che si fa uomo è il Verbo che si fa carne.”

V. : Quindi il Natale del giorno è meno Natale di quello della notte e dell’aurora?

S. : “No! Il Natale del giorno è un Natale diverso da quello che ci rimanda l’evangelista Luca, e al contempo più bello: Giovanni descrive la nascita del Verbo, della Parola, che stava già lì da secoli e si è manifestata nella persona del piccolo Gesù, Figlio di Dio”.


Vincenzo, ti porto in un terreno più “neutro”, dove immagino che ci troveremo meglio tutti e due.

Vorrei scomodare un attimo il grande Fabrizio De Andrè, che credente non era…
Con la sua “Buona Novella” basata sui Vangeli apocrifi (che sono quelli non riconosciuti come Sacra Scrittura, e che qualche anno fa ho avuto il piacere di cantare) si è preso la licenza poetica di immaginare così nascita di Gesù:

“Improvvisamente una stella ardente, grande come un sole, si levò nel cielo della Persia,
e tutto fu immobile, nel cosmico silenzio
né voci di uomini o di bestie si udivano più sulla Terra.
Le stesse stelle del cielo arrestarono il loro corso.
E io, Giuseppe, stavo camminando, ed ecco, non camminavo più.
Guardai per aria e vidi che l’aria stava come attonita,
guardai la volta del cielo e la vidi immobile, e gli uccelli del cielo erano fermi.

Guardai a terra e vidi posata lì una scodella e degli operai sdraiati intorno, con le mani nella scodella:
e quelli che stavano masticando non masticavano più,
e quelli che stavano prendendo del cibo non lo prendevano più,
e quelli che stavano portandolo alla bocca non lo portavano più, ma i visi di tutti erano rivolti in alto.
Ed ecco, delle pecore erano condotte al pascolo, e non camminavano;
e il pastore alzava la mano per percuoterle col bastone, e la mano restava per aria.

Guardai alla corrente del fiume e vidi che i capretti tenevano il muso appoggiato e non bevevano;
e l’acqua e i pesci erano immobili…
E insomma tutte le cose, in un momento, furono distratte dal loro corso.
Il Re bambino allora si levò per prendere il seno della madre e saziarsi di latte, poi ritornò al suo posto”

Quando leggo o riascolto queste parole, mi chiedo se davvero possa essere successo tutto questo a Betlemme, o forse no.


Parafrasando quel che hai scritto tu, io – piccola credente – alla luce del Vangelo del giorno di Natale – potrei riscrivere la tua frase in questi termini:
“Il mondo esiste in virtù della Parola, ma senza la Parola fatta carne non riusciremmo a comprendere la bellezza del Creato”.


Questo è l’augurio per questo Natale 2021 che lascio a tutte le persone che mi leggono e a quelle che usano le parole per generare azioni:

prestiamo attenzione alle parole che usiamo,
perchè siano generatrici di opere buone per le nostre vite
e per quel pezzetto di mondo che abitiamo e che ci è stato donato.

Tanti auguri a tutti!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: