Il Piano Editoriale spiegato bene

Qualche giorno fa (venerdì 22 ottobre 2021) ho aperto i social network e ho trovato Raffaele Gaito che stava promuovendo un nuovo corso tenuto da lui sul tema “Come fare un Piano Editoriale”.

Sarà che in questo periodo ho deciso di investire un po’ sulla mia formazione sugli strumenti digitali, ma il tema ha attirato la mia attenzione. Poi ho letto la scheda di descrizione del corso sul sito di Raffaele.
Quel giorno il prezzo era quello promozionale di lancio (l’offerta sarebbe scaduta a mezzanotte) e io avevo parecchie cose da fare.
Ma ormai gli acquisti on line si fanno con due click al massimo, e poi su Gumroad (la piattaforma dove Raffaele pubblica i suoi corsi) il corso può restare lì “dormiente” ed è sempre disponibile, anche quando si è finito di vederlo.
Così, fatti 4 conti, mi son detta: “perché no? Intanto lo acquisto e poi me lo guardo con calma.”

Il corso di Raffaele: 100% pratico – 0% fuffa

Inutile dire che quel corso non l’ho lasciato lì a dormire… La curiosità era tanta, anche perché avevo intravisto il materiale messo a disposizione da Raffaele a corredo del corso: schemi, slide e – ovviamente – il video, suddiviso in due parti.
Nella pagina di presentazione Raffaele scrive che è “un corso dal taglio pratico”, ed effettivamente è così.

Senza troppi preamboli o nozioni teoriche, Raffaele mette in campo tutta la sua competenza e spiega – in due ore e mezza – tante, tantissime cose su come creare da zero un piano editoriale per tenere in ordine fonti, idee, contenuti e un calendario, partendo non dalle sue materie ma da quelle anche molto lontane dal suo ambiente di lavoro.

Insomma: 100% pratico – 0% fuffa.

Ovviamente sono citati (e usati) molti strumenti (o tool, se preferite) che rendono il lavoro più veloce e ordinato. E a corredo del corso Raffaele mette a disposizione gli schemi e gli elenchi di risorse usate nel video: in poche parole, ci ha preso pure gli appunti.
Davvero! Non ho preso nemmeno in mano una matita, è già tutto lì!

A cosa e a chi  serve un piano editoriale?

Serve a chi produce contenuti di qualsiasi tipo per lavoro, o in ambito personale e “amatoriale” e deve poi pubblicarli su diverse piattaforme.

La mia esperienza

Io sono “piccola”: scrivo per passione su questo blog dove pubblico articoli di vario genere che nascono spesso da esperienze personali, ma la mia attività amatoriale parte nel 2017 su Medium. Poi, proprio grazie a Raffaele e altre persone che seguo, a gennaio 2019 va on line il blog come lo vedi ora. 

Cosa ho imparato con questo corso?

l’approccio
è un fattore che considero sempre e che mi affascina, perché cerco di calarlo anche nelle altre attività che svolgo. Tenere ordinate le cose, in qualsiasi ambito, non solo nella creazione di contenuti, è una cosa importante e utile. Ci si mette un po’ di tempo all’inizio, ma poi la strada prosegue in discesa. Questo è un argomento su cui mi piace soffermarmi e “martellare” a volte anche i colleghi al lavoro.

i contenuti: ordine ed efficacia

  • avere un piano editoriale è utile, se si creano contenuti “da soli”, necessario se si lavora in team;
  • è importante cercarsi e organizzare bene le fonti d’ispirazione, tanto quanto appuntarsi gli spunti per le idee per creare i contenuti;
  • ho visto come si creano le mappe mentali e perché è importante generarle in modo chiaro, fin da subito;
  • il calendario: avere un minimo di pianificazione dell’uscita dei contenuti, e la loro distribuzione sulle diverse piattaforme credo mi aiuterà ad avere maggiore costanza nella pubblicazione. Uno step da migliorare, ma non impossibile da raggiungere. 
  • ultimo, ma non meno importante, ho avuto conferma di un piccolo accorgimento pratico che avevo iniziato a sperimentare: l’uso dei tag negli articoli del blog, per rendere la ricerca dei contenuti diversa da quella “per categorie”.

Mi fermo qui, spero di averti “stuzzicato l’appetito”…

Aggiungo solo che se il corso è stato utile a me, che sono una blogger per passione, figuriamoci per chi ha un’attività e sta organizzando la sua presenza sui canali digitali in maniera “casereccia”… stra-consigliato!

Il metodo BIP

No, non è “beep – beep”,  quello del cartone animato che scappa via nel deserto; Raffaele usa il metodo B-I-P: Breve – Intenso – Pratico. Una full- immersion che in poco tempo concentra molti argomenti trattati in modo pratico.
Credo sia l’arma vincente dei suoi corsi: con Raffaele non corri certo il rischio di addormentarti! 

Se dovessi parafrasare il suo approccio, direi che il corso è: Bello – Interessante – Produttivo… fin da subito!

In conclusione

Sono contenta di aver acquistato questo corso: ho imparato tanto e ho visto un po’ di “dietro le quinte” del lavoro complesso e competente di un professionista del calibro di Raffaele Gaito.
Se penso a quante cose questo nostro bravo giovane ragazzo italiano pubblica e rende disponibili gratuitamente tutti i giorni, alla sua disponibilità nel rispondere pressoché a tutti, credo che ogni tanto (anche se non siamo suoi clienti, lettori o fruitori di servizi) un riconoscimento in denaro vada fatto a persone come Raffaele.

Se mi stai leggendo Raf… grazie, davvero!
Batman è fiero di te …te lo dico io, fidati 😉


Caro lettore, se sei arrivato fin qui e ti ho incuriosito, il corso e tutte le altre cose che Raffaele fa e pubblica le trovi sul suo blog:

… ora non mi resta che mettermi al lavoro, per vedere a che punto sto e se è necessario riordinare il mio piano editoriale, che per ora sta ancora ingarbugliato nella mia testolina.

L’immagine di copertina è gentilmente concessa da Raffaele Gaito

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