Laura, narratrice artigiana e non solo

Oggi nella mia rubrica delle “interviste dal basso” ho il piacere di ospitare una persona che seguo da un po’ ma di cui so molto poco.
Però posso dirvi – senza dubbio – che è una persona bella, che apprezzo per quello che pubblica.

La vedete nella foto di copertina. Mille idee, tanti progetti, un blog, un podcast e tanto altro.
Come i suoi ricci: apparentemente disordinati, eppure mossi da qualcosa di più profondo.
All’anagrafe fa Laura Ressa, vive a Bari e come me è appassionata di scrittura.

Le nostre vite si sono incrociate in rete seguendo un amico comune e un’idea che entrambe amiamo molto: Vincenzo Moretti e il Lavoro Ben Fatto.

Lascerei la parola direttamente a lei. Così insieme scopriremo un’altra bella storia.


S. Ciao Laura. Ci siamo conosciute grazie al Lavoro Ben Fatto e alla Piccola Scuola, ma ne parliamo più avanti. Ti puoi presentare brevemente ai miei lettori?

L. Ciao Silva e grazie per questa possibilità! Faccio a pugni con la brevità, ma provo a sintetizzare. Raccontarsi è un viaggio magnifico dentro se stessi e tu me ne offri l’occasione facendomi osservare me stessa da un punto di vista nuovo. Mi piace definirmi Narratrice artigiana, perché amo modellare le parole, ma sono anche un continuo divenire. Credo infatti che non ci sia nulla di definitivo nella vita, neanche le definizioni di sé. Siamo un moto costante sottoposto a correnti che ci plasmano e ci modellano nel tempo. Sono nata sotto il segno del caos: nella mente e nel cuore ho un magma incandescente di cose che voglio far bene per non deludere me e gli altri. 

S. Allora non ho sbagliato molto nell’introduzione; e i tuoi capelli parlano per te! Vedo dai tuoi profili social un elenco interminabile di attività, in corso o concluse. Praticamente impossibile fare uno screenshot che le contenga tutte!  Leggo che un lavoro ce l’hai ma riesci a fare anche tanta formazione e comunicazione. Come riesci a coniugare tutto?

L. Sì Silva, hai letto bene. La mia è vera compulsione. Vorrei fare duecentomila cose in contemporanea. Sono affetta dall’idea di dover produrre, imparare, scrivere, e poi ancora apprendere e mettere in atto. Sento di dovermi mettere sempre in moto con la mente, non tanto per non pensare ma, al contrario, proprio per pensare di più.
Sono una persona dai mille dubbi: mi pongo dubbi su ogni cosa e anche su me stessa. A volte è un bene riempirsi la testa di così tante possibilità e scenari, altre volte senti che ti manca il tempo di fare tutto con la calma e l’attenzione che vorresti.
Insomma, in poche parole: non è facile.
Ho un lavoro stabile da quasi 6 anni: sono marketing specialist presso un’azienda produttrice di software. Ho avuto la fortuna di poter restare nella mia città natale, che ha tanti limiti ma contiene le mie persone care e dunque per questo è un luogo del cuore.
Oltre al lavoro, che richiede le sue 8 ore quotidiane dal lunedì al venerdì, seguo molti corsi nel fine settimana (sui temi spazio dal cinema alla scrittura al marketing) e cerco di scrivere molto. La scrittura è come un muscolo e va allenata con costanza altrimenti si rischia di perdere il ritmo, il mordente, la passione, l’elasticità mentale che ti consente di creare testi a partire da quello che ti accade ogni giorno o da una suggestione passeggera.
Spesso devi fare uno sforzo di fantasia, devi compiere voli pindarici sul presente per poter scrivere qualcosa che interessi e che sia un regalo per chi legge. Ci provo, a volte con affanno. Ma a fine giornata poggio la testa sul cuscino con la consapevolezza di aver provato a dare il massimo in tutto ciò che ho fatto.

S. Frasivolanti: un bel nome per un blog. Da dove nasce?

L. Sembrerà forse una frase fatta, ma questo nome è spuntato veramente per caso. Nel 2016, quando il blog Frasivolanti è nato, avevo appena rotto molti ponti con il mio recente passato e cercavo nella scrittura uno sfogo, una rivalsa, la voce che in tante occasioni della vita non avevo avuto o non avevo voluto tirar fuori. Ho sempre fatto una gran fatica ad esprimere a voce ciò che provavo, ciò che pensavo, così è arrivata la scrittura a salvarmi, ad accendere quella miccia che attendevo da tempo. La scrittura è il mio porto sicuro, la mia bacchetta magica, l’ombrello che mi protegge dalla pioggia del mondo. Mi aiuta a esprimere me stessa più di altre forme comunicative. L’immagine delle frasi che volano è un tentativo di liberazione, di rivincita. Quando creai il blog e mi misi a pensare a un nome, non so perché immaginai subito delle frasi che volavano nel cielo, libere. Diedi il nome quasi di getto, pensando “se non mi dovesse piacere più, lo cambierò”.
Non l’ho ancora cambiato e nel frattempo sono passati più di 5 anni.
Credo che ognuno di noi nasca con un talento, con qualcosa che riceve in dono dalla nascita e che gli viene bene da sempre senza bisogno di troppa formazione. Io non so se il mio talento vero sia la scrittura o qualcosa che non ho ancora scoperto, so però che qualsiasi sia la tua strada, prima o poi è lei che trova te e non il contrario.
Dalla scrittura io mi sono fatta trovare pronta, con una tastiera in mano e il cuore aperto, in un momento in cui pensavo di non aver nulla da coltivare. E invece un campo da coltivare c’è sempre, basta mettersi in ascolto del suo richiamo ancestrale e cominciare a zappare sodo. 

S. Accennavo all’inizio del Lavoro Ben Fatto e della Piccola Scuola. Io Vincenzo Moretti (e Jepis di conseguenza) l’ho scoperto grazie a un’intervista on line. Tu come lo hai scoperto?

L. Questa è una storia che adoro raccontare.
Ho conosciuto Vincenzo Moretti grazie a un hashtag su Twitter: l’hashtag era #lavoronarrato.
Facciamo un balzo indietro nel tempo fino al 30 Aprile 2018. Quel giorno, mentre scrollavo distrattamente la newsfeed di Twitter, incappai con piacere in uno strano binomio che metteva insieme la parola “lavoro” e l’aggettivo “narrato”. Rimasi molto colpita da questa scoperta, quindi approfondii cliccando sull’hashtag e mi si aprì davvero un mondo nuovo davanti agli occhi: un mondo che ancora oggi è parte del mio stesso agire quotidiano.
Quel giorno del 2018 scoprii l’esistenza del blog #lavorobenfatto e cominciai a leggere le parole di Vincenzo. Folgorata da tutta quella bellezza di storie e racconti di lavoro e dignità, decisi che quell’anno avrei preso parte anch’io alla Notte del #lavoronarrato e scrissi un’email a Vincenzo chiedendogli come fare.
Lui mi rispose “sentiamoci per telefono così ti racconto tutto”. Il pomeriggio del 30 Aprile 2018, mentre passeggiavo di fronte al mare di Bari, la mia città, parlai per la prima volta al telefono con Vincenzo Moretti. In pratica lui mi raccontò gran parte della sua vita in circa due ore (o poco più) e io gli raccontai un pochino della mia perché ero quasi senza fiato, sopraffatta, vinta dalle tante cose belle che stavo ascoltando.
Chiusi il telefono a fine chiacchierata, presi un lungo respiro e continuai a passeggiare guardando il mare con il mio compagno. Lui pazientemente attese accanto a me tutto il tempo della telefonata e alla fine raccontai anche a lui ciò che Vincenzo mi aveva detto.
Durante la notte, tra il 30 Aprile e il 1° Maggio 2018, scrissi questo post per la Notte del #lavoronarrato.
Ed è così che il mondo di Vincenzo Moretti è diventato parte del mio: una bellissima parte del mio.   

S. Tutte e due crediamo nel valore che Vincenzo ha messo nel suo libro descrivendo il Lavoro Ben Fatto. Tu di recente hai rivisitato gli articoli del Manifesto in un meraviglioso lavoro con la tecnica dello scrapbook. Voglia di sperimentare linguaggi nuovi? Mi piace anche l’idea di chiedere ad ognuno il significato delle parole di ogni frase. Anche quello è un progetto in cantiere?

L. Ho scoperto la tecnica dello scrapbook in uno dei tanti corsi online che ho seguito. La voglia di sperimentare linguaggi nuova centra, ma non è solo merito di quella voglia se mi sono avvicinata al disegno di nuovo dopo tanti anni senza matita e senza colori. Devi sapere, Silva, che io sono facile preda delle campagne sponsorizzate sui social network.
Un sabato sera, scrollando Facebook, trovai la pubblicità di un corso che si chiama “Quaderno creativo” e pensai “Ecco ciò che cercavo!”
In realtà questa è una frase che esclamo più o meno per il 95% delle sponsorizzate che compaiono nella mia newsfeed ma non sempre poi procedo con l’acquisto. Quella volta procedetti e seguii con grande entusiasmo il corso, tanto da appassionarmi allo scrapbook, che unisce varie tecniche e strumenti tra cui: lettering, disegno a penna e a matita, pastelli, acquerelli, tempere, colori a olio, adesivi, journaling e tanto altro. 
L’idea di realizzare il Manifesto del Lavoro Ben Fatto in modalità scrapbook è nata in me in modo naturale, dopo aver comprato i primi attrezzi del mestiere: un blocco di fogli bianchi, due set di pennarelli colorati, adesivi, alfabeto in timbri, fogli per origami, carta colorata.
Al termine del corso mi ero ripromessa di realizzare il mio primo progetto di scrapbook, così come ci aveva suggerito l’insegnante. Cercavo qualcosa che per me avesse un grande profondo senso, cercavo qualcosa che unisse parole e immagini, concetti che potessero prestarsi bene anche a più interpretazioni.
Così ho scelto il Manifesto ed è stata una scoperta ad ogni articolo.
Ad ogni parola cercavo di dare una chiave di lettura con la scrittura e con i colori, ma anche attraverso le immagini e la mia fantasia. Cercavo connessioni tra gli articoli e la mia vita, tra gli articoli e l’arte e la musica.
L’idea poi di trasformare questo progetto di scrapbooking in un mazzo di carte da gioco è stata di Vincenzo Moretti.
Quando gli ho mostrato cosa avevo realizzato è stato talmente contento che ha voluto dar vita a un seguito, mettere le gambe a quei disegni, raccontarli e farli raccontare alle persone.
Così eccoci qui oggi: il progetto è in cantiere, le carte del lavoro ben fatto sono in stampa e presto gireranno tra le mani delle persone per raccontare le loro storie.
Ne sono felicissima! Se ti va di leggere/ascoltare in che modo Vincenzo e io abbiamo raccontato il progetto, trovi tutto qui: https://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com/2021/09/15/le-carte-del-lavoro-ben-fatto/ 

S. Contrariamente alle altre interviste, vorrei lasciarti “carta bianca” per aggiungere qualcosa di te che magari non ho colto e che vuoi lasciare ai miei lettori…

L. Ho un enorme difetto: sono frettolosa. Tendo a voler fare tutto e subito, a buttarmi testa e corpo in ogni progetto, in ogni testo che scrivo, in ogni intervista che preparo o a cui rispondo – come in questo caso.
La fretta però è cattiva consigliera, e temo sempre che mi faccia sbagliare.
Mi sento annientata da una sensazione di fiato sul collo, ed è come se avessi poco tempo.
Lo so, è un pensiero macabro ma è così: ho fretta di fare tante, troppe, cose quasi come fosse un antidoto alla fine dei giochi, al fischio che chiude la partita della vita. Ho molta paura di tutto ciò che rappresenta una fine, e quindi della morte, così come ho molta paura di sbagliare, di risultare inadatta o imperfetta agli occhi degli altri. Mi pongo obiettivi e standard alti senza però badare al presente, senza godermi bene il momento ma pensando già a ciò che accadrà dopo.
Quindi a te, Silva, e ai tuoi lettori vorrei lasciare come ultima diapositiva di me un mio tratto negativo che però può spingerci a fare ciò che riusciamo con i mezzi che abbiamo, a non guardare sempre ciò che fanno gli altri ma al nostro percorso, a non fare paragoni e a bastare a noi stessi.
Non so per te, ma per me provare a bastare a me stessa è un’impresa assai difficile. Così come è difficile per me godere appieno il presente. Eppure ci vorrei tanto riuscire un giorno, e credo che volerlo sia un buon inizio per raggiungere la vera pace con se stessi.
Tu cosa ne pensi?
Grazie Silva per avermi permesso di raccontarmi sul tuo blog: questa è la prima intervista scritta che mi viene fatta e sono felice che la mia prima intervistatrice sia stata tu.

S. Grazie a te Laura. Ora ti conosco un po’ meglio e ho scoperto come persone tanto diverse possono avere punti di contatto e valori forti in comune.


Caro lettore, se sei arrivato fin qui, ti ringrazio. Forse anche a te piacciono le storie belle e un po’ lunghe da leggere.
Io ho imparato un po’ di più del mondo di Laura, del suo carattere e della sua instancabile voglia di fare.

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