Notifiche sì, notifiche no…

Tre anni fa, il 16 agosto 2018, Riccardo Scandellari postava un articolo sul suo blog, che mi ha fatto prendere la saggia decisione di seguirlo. Si intitolava: “Noteranno che me ne sono andato?”
Il piccolo articolo – che informava i lettori di un periodo di meritata pausa – è stato un pretesto per fare una riflessione su come pubblichiamo i contenuti e come si possono seguire le persone on line.

A un certo punto Riccardo scrive:
“Quelli da cui posso imparare possono evitare di mandarmi notifiche, perché sono io ad andarli a cercare con frequenza. Così vorrei accadesse anche a me.”

Detto, fatto. Riccardo è una delle persone autorevoli che seguo, ma non ho attivato nessuna notifica, benchè il suo blog inviti a farlo. E ho preso la buona abitudine di commentare i suoi articoli direttamente nel blog, tornando poi a vedere se c’è una risposta. Che puntualmente arriva.


Con questo articolo vorrei inaugurare una nuova serie di racconti, piccole riflessioni sulla nostra “vita digitale” e come abitiamo la nostra presenza in rete.
Ci sono persone più autorevoli di me, ma anche io vorrei fare il punto su alcune cose che sto imparando da loro e che davvero possono fare la differenza. Ad esempio le fatidiche notifiche.

Spesso ho ascoltato, da chi lavora tutti i giorni nel mondo digitale, l’importanza – per una buona qualità della gestione del tempo di disattivare le notifiche: uno su tutti, un tal Raffaele Gaito, che spesso cito a braccetto con Riccardo perché li considero maestri generosi per la mia crescita digitale.

Spesso mi soffermo sui video di Raffaele su Youtube. E a volte – prima di entrare nel merito dell’argomento di turno – è lui stesso che invita gli ascoltatori ad attivare le notifiche (la campanella) sul suo canale per non perdere i nuovi video.

Tanto per intenderci, tipo questo (sono solo 12 secondi):

Lo stralcio da un video Youtube di Raffaele Gaito

Ci ho pensato su un po’, ma a volte la pazienza aiuta.
Quella che subito mi era sembrata “incoerenza” alla fine non lo è.
Perché le notifiche che distraggono, quelle che ci interrompono, sono le cosiddette notifiche “push”, un suono e un numerino sull’icona dell’app del cellulare. Quelle sono deleterie per la qualità del tempo (e del lavoro).

Le altre (l’attivazione delle notifiche attraverso la “campanella”) funzionano in modo diverso: il numerino o il pallino rosso compare quando apri l’app (mobile o desktop) oppure avvisano tramite mail.

Ti confesso che mi ci è voluto il ricovero in ospedale per un tempo prolungato per prendere la saggia decisione di toglierle le notifiche. Ho lasciato solo Whatsapp che mi serviva per comunicare con la famiglia.


Io comunque preferisco una terza strada. Google Alert è un ottimo strumento per ricevere (sempre nella mail) un riassunto dalle pubblicazioni sul web su un determinato argomento (una parola, un nome, un luogo). Per ora ne ho attive solo due, e su due persone.

Una è Raffaele, che ringrazio per avermi concesso di scaricare e “tagliare” un suo video.
Però – se vuoi – qui puoi vedere il video completo, così scopri qualcosa in più su di lui:

Oggi concludo qui. Spero che questa nuova rubrica ti sia utile. Fammi sapere cosa ne pensi.
Alla prossima!


P.S.: Ti consiglio anche di guardare i blog di questi due amici. Il mio articolo era praticamente pronto per la pubblicazione, ma Raffaele ha programmato per domenica mattina la pubblicazione di un post dove invita a consultare la sezione dei suoi webinar gratuiti. Ma anche Skande merita una letturina, soprattutto se scrivi sui social, o vuoi imparare come “si sta” bene sul web.

Il blog di Riccardo Scandellari: Skande.com

Il blog di Raffaele Gaito: raffaelegaito.com

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