Pag. 61 – Denunciare: quando, dove come e perché

Apro questo nuovo articolo proponendoti – caro lettore – di ascoltare la mia lettura della pagina 61 del libro “#Disobbediente! – Essere onesti è la vera rivoluzione”.

La pagina 61 del libro letta da me

Questo brano del racconto di Andrea ci porta all’interno della sua storia.
Non è ancora la parte del libro che avevo scelto di raccontare (che sta poco più avanti), ma mi serve per poter riflettere su alcuni temi.

Per chi non avesse letto il libro o non conoscesse la storia di Andrea Franzoso, riporto qui – brevemente – quello che è accaduto.
Andrea, ex impiegato nell’internal audit in Ferrovie Nord Milano (un’azienda privata a partecipazione pubblica di Regione Lombardia) scopre nel 2015 rimborsi spese non proprio riconducibili all’attività dell’azienda, fatte dall’allora Presidente, suoi famigliari ed altri responsabili d’azienda. Scrive una relazione da presentare all’organismo interno di controllo, ma ben presto si accorge che tutto sarebbe finito in nulla. Così decide di denunciare il tutto direttamente ai carabinieri.
Il resto è storia.

Denunciare: dove?

Lo si può fare (almeno negli enti pubblici) presentando una segnalazione all’organismo interno di controllo (il Responsabile della Prevenzione della Corruzione), all’Autorità Nazionale Anticorruzione, o direttamente alle Forze dell’Ordine.
Nella vicenda di Andrea, in Ferrovie Nord Milano, se ne sarebbe dovuto occupare il “Collegio Sindacale”; purtroppo, però, anche in quella sede non c’è stata la volontà di prendere sul serio la questione.


Denunciare: quando?

Denunciare, attraverso una segnalazione, più o meno articolata, quando qualcosa di illecito sta accadendo nel luogo di lavoro.
Non per semplice ritorsione nei confronti di qualche collega, ma quando si è a conoscenza di fatti che recano danno all’azienda e alla società.
Andrea aveva scoperto un sistema corrotto ai vertici dell’azienda; quando ha capito che non avrebbe ottenuto nulla, ha presentato l’esposto ai Carabinieri.

Denunciare: perché?

Lo si fa (lo si dovrebbe fare), per sradicare comportamenti non corretti; lo si fa per sé, per il bene disinteressato dell’azienda e della società. So cosa pensate: facile scriverlo, meno facile farlo davvero. Andrea si è trovato – come molti suoi ex colleghi – davanti a fatti estremamente gravi, ma – come ho raccontato in articoli precedenti (Chi è Andrea Franzoso Ecco perchè) – per carattere ed etica personale, non ha fatto finta di niente.
Non ha avuto paura.
Ha fatto quello che ha ritenuto giusto. 
Da cittadino onesto ha deciso di agire per salvare la sua dignità.

Denunciare: come?

Nella pagina 61 del libro, il maggiore dei Carabinieri descrive tutte le possibilità che un cittadino può trovarsi ad affrontare se vuole fare un esposto alle Forze dell’Ordine. Scegliere l’anonimato o la via confidenziale: si riferiscono i fatti e dopo questa “soffiata” le forze dell’ordine possono dar via alle indagini. Oppure fare una segnalazione e firmarla con nome e cognome… praticamente “mettendoci la faccia”.  
Se avete ascoltato la mia lettura, Andrea ha scelto la terza opzione , e – nel 2015 – davvero non ha avuto vita facile. Ma ci tornerò.

La parola che non c’è, la legge che (ora) c’è

Andrea è un whistleblower. Non esiste un termine in italiano che abbia un’accezione “positiva” per identificare le persone che denunciano fatti illeciti sul luogo di lavoro; così si ricorre al termine inglese che ha origine dall’espressione “blow in the whistle”, letteralmente: “soffiare nel fischietto”. Come gli arbitri, che fanno rispettare le regole.

La vicenda che ha visto protagonista Andrea mi tocca da vicino, come dipendente di una Amministrazione Pubblica. E’ anche grazie alla sua storia che a fine 2017 è stata approvata una legge per cui ogni Ente pubblico deve dotarsi di un sistema per gestire questo tipo di segnalazioni, che garantisca la riservatezza e permetta l’identificazione del segnalante, tutelandone i diritti di lavoratore. Non a caso questa legge introduce il cosiddetto “istituto del whistleblower”, il dipendente che vuole segnalare degli illeciti sul luogo di lavoro: questo tipo di segnalazioni può essere gestito internamente, attraverso un software, da adottare a cura del Responsabile Anticorruzione dell’Ente Pubblico. E nella stessa Legge sono definite le tutele per il lavoratore che segnala “mettendoci la faccia”.

Insomma – se quella Legge ci fosse stata nel 2015 – Andrea il posto di lavoro non lo avrebbe perso.
O – forse – dopo la segnalazione e le indagini, se ne sarebbe andato da solo, chissà…

La materia è abbastanza delicata, non tutti trovano il coraggio di denunciare, forse non ne sarei capace neanche io… Ma la storia di Andrea ha dato coraggio a molti dipendenti pubblici e privati di denunciare. 

Essere onesti è la vera rivoluzione

Il libro di Andrea porta questo testo, sotto a #Disobbediente!, scritto come hashtag, per essere un linguaggio più vicino ai ragazzi.
La sua storia dice che la via dell’onestà è l’unica possibile.
È l’unica che può rivoluzionare il nostro Paese.

Rubo da un lavoro che sta facendo Laura Ressa questa immagine, che è la naturale prosecuzione della mia riflessione sulla storia di Andrea:

Il Cambiamento – Scrapbook di Laura Ressa

È l’art. 29 del Manifesto del Lavoro Ben Fatto: “Il cambiamento riguarda tutti”.
Andrea lo sa bene. E la sua storia la va raccontando con il suo libro nelle scuole di ogni ordine e grado, in tutta Italia. Io ci ho fatto catechismo, ma ve lo racconto in una delle prossime settimane.

Nel prossimo articolo approfondirò il “nocciolo” della storia di Andrea, che qui ho volutamente tralasciato.

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