Ecco perché…

“Ecco perché…”
Inizia più o meno così il commento che le persone fanno quando racconto il gesto di Andrea (la denuncia), associandolo a quello che è stato prima di diventare il whistleblower di Ferrovie Nord Milano.

Già: uno che è stato prima carabiniere e poi gesuita, va da sé che sia una persona integra, capace di fare quel che ha fatto…

Eh no! Mi spiace… almeno da quanto so oggi, da quello che ho imparato a leggere fra nelle righe del libro e nei commenti e dalle alle tante esperienze fatte con i ragazzi delle scuole.
Queste due esperienze semmai hanno rafforzato il carattere di Andrea, ma quello che era nel 2015 ed ancora oggi ora arriva da ben più lontano, e lo scrive lui nel libro del piccolo #Disobbediente.

Se già avete letto gli articoli delle scorse settimane, sapete che mi sto facendo aiutare direttamente da Andrea (o, meglio, da alcuni contenuti pubblicati da lui); in questo piccolo video, è lui stesso che ci legge le prime pagine della sua storia:

Le prime parole del libro lette da Andrea

Un paese “normale”

È emblematico l’inizio del libro di Andrea: “in un paese normale questo libro non sarebbe mai stato scritto, perché questa storia non sarebbe mai iniziata”… “o meglio, sarebbe iniziata, ma si sarebbe conclusa…”. Mi tornano in mente le parole di Andrea al Senato: “siamo qui a parlare di una non – notizia”.

Ma perché questa nostra bella Italia non è un Paese “normale”? E chi si comporta da cittadino “normale” invece fa scalpore? Certo, oltre alle tante cose belle di cui è ricco il nostro Paese, ce ne sono altrettante che lo rendono un Paese “a-normale”: furberie, corruzione, malaffare, solo per citarne alcune, con il loro nome.
Questo libro, e la vita di Andrea, serve a scuotere gli animi, a farci fermare a pensare che forse, anche nel quotidiano, con piccoli comportamenti corretti, tutti insieme questo Paese lo possiamo cambiare. Non è facile, ma intanto ci possiamo provare.

Seminare” è un altro bel termine: il contadino semina per raccogliere i frutti. Allo stesso modo le persone possono seminare la propria esperienza raccontandola, proprio come fa Andrea nelle scuole, o io a catechismo. A tal proposito, mi torna alla mente anche un piccolo racconto, molto significativo e so essere caro ad Andrea: “L’uomo che piantava alberi” di Jean Giono. Racconta di quanto possa cambiare il mondo proprio grazie a tanti piccoli gesti, anche di una sola persona.

Forse Andrea non lo sa, ma senza grandi proclami, e solo con il suo esempio, è già arruolato nell’esercito delle persone che fanno il Lavoro Ben Fatto: art. 51: siamo persone normali e vogliamo cambiare il mondo.

I genitori, educatori importanti

Le parole di Andrea all’inizio del libro, mi danno modo di soffermarmi anche sul ruolo dei genitori. Sono loro che ci insegnano i valori, che ci educano a stare in questo mondo. Nel caso di Andrea – in questo piccolo brano in particolare – è il padre che interviene, sentendosi quasi un “fallito” per aver insegnato ai propri figli l’onestà, l’integrità e la correttezza.
Ma Andrea è orgoglioso di questo suo padre. Dell’educazione ricevuta. Di essere cresciuto in una famiglia normale, come tante famiglie italiane.
E credo che oggi anche i suoi genitori siano altrettanto orgogliosi di lui, nonostante i tanti momenti difficili passati con questo figlio.


La denuncia… ecco perchè

Ecco perché allora Andrea è arrivato a denunciare quello che aveva scoperto in azienda. Davvero il suo gesto è dettato soprattutto da una serie di fattori (educazione ricevuta, carattere formato ed esperienze di vita) che lo hanno portato a fare un gesto così coraggioso.

Già di per sé decidere di denunciare le cose che non vanno (anzi che vanno a discapito del bene dell’azienda) è un bene per sé stessi e per la società: se tutti ci comportassimo in maniera onesta, giusta, anche nelle piccole cose quotidiane, forse il nostro Paese funzionerebbe meglio.

Ma Andrea è andato oltre.
Ve lo racconto al prossimo episodio: entreremo un po’ di più nel merito della vicenda…

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