Cinque personaggi in cerca… di famiglia

Potrei dare questo titolo alla storia che vi voglio raccontare oggi. Da più o meno un mese mi sono intrufolata nelle attività della Piccola Scuola.
È la prima volta che partecipo attivamente, anche se non riesco a seguire gli incontri settimanali dove nascono e si sviluppano le idee.
Su cosa ci stiamo lavorando? Sull’album di famiglia, o meglio come raccontare la famiglia attraverso il racconto di alcuni personaggi reali o di fantasia.
Ne sta nascendo un lavoro a mio avviso interessante.
Provo a spiegarlo con parole mie, poi mi direte.

Chi ci sta mettendo la testa

Intanto ci sono 5 persone che si sono cimentate in questo esperimento di narrazione e io, che non potendo seguire in diretta le riunioni settimanali su zoom, mi sono dedicata al racconto del processo: da dove è partito e dove ci sta portando: sono Giuseppe Rivello, Vincenzo Moretti, Laura Ressa, Angelo Sciaudone, Anna Ressa e io.

Ogni partecipante ha scelto un personaggio legato alla sua storia personale e lo ha riletto ponendo una domanda e dando una risposta riferita alla famiglia. Vi dico subito che i personaggi scelti sono molto diversi, ma è questa diversità che offre – a mio avviso – molteplici chiavi di lettura e di riflessione sulla famiglia.

Non ne uscirà un trattato esaustivo degno di un Nobel, ma è sicuramente un punto di partenza interessante.

Protagonisti di questa storia, chiamati in causa a mettere in evidenza gli aspetti della famiglia sono:

Cliccando sui temi nati insieme ai personaggi, potete leggere i testi e le motivazioni scritte da ognuno di loro.
Ho scelto questo ordine, apparentemente casuale, perché vorrei seguire un certo filo logico. Seguitemi e poi mi direte.  Io farò solo un rapido accenno con le mie considerazioni su quel che ho letto.

Il poeta Jepis che si immagina Rodari

La filastrocca di Giuseppe racconta in modo giocoso la famiglia, fatta di numeri, parole, spazi da abitare.
Non c’è molto da commentare; mi piace tanto pensare che una storia scritta così sia più bella lasciata ai piccoli della famiglia, che ancora non hanno le sovrastrutture di noi adulti.
E l’esercizio di Jepis è un’opera davvero bella, proprio in stile Rodari.

Vincenzo e Hillman

Sul blog di Vincenzo su Novà puoi leggere la sua storia completa, che è anche una testimonianza di vita familiare personale.
Mi limito a riportarne l’inizio, per lasciare poi il mio commento:

“Una cosa va chiarita subito. Il paradigma oggi dominante per interpretare vite umane individuali, e cioè il gioco reciproco di genetica ed ambiente, omette una cosa essenziale: quella particolarità che dentro di noi chiamiamo “me”. Se accetto l’idea di essere l’effetto di un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali, io mi riduco a mero risultato. […] La teoria della ghianda è l’idea cioè che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta.”

Non so per voi altri, ma quella cosa che Hillman chiama “me” io la chiamo “anima”. L’anima è un aspetto immateriale dell’essere umano, non è fatto di atomi e nemmeno di bit. Anche se al Cern dicono di aver trovato quella che tutti definiscono “la particella di Dio”, c’è qualcosa di più indefinibile e allo stesso tempo definito, che definisce ciascuna persona. Ed è proprio l’anima. Per me l’anima è quella parte della persona dove risiedono i sentimenti, si nutrono, crescono grazie all’interazione con altre persone: i genitori, che ci danno la vita (almeno biologica), chi ci educa e ci accompagna nel percorso della vita. Ed è la cosa immateriale che rimane dopo che il nostro corpo mortale cesserà di vivere.

Riguardo poi alla teoria della ghianda, parafrasando Hillman con la mia esperienza personale, potrei affermare che ognuno di noi era già nei pensieri di Dio prima ancora che nascessimo. Che ognuno nasce in un determinato luogo e tempo perché qualcuno o qualcosa di più grande lo ha già stabilito, come pure abbiamo un tempo finito su questa terra.
Per concludere il commento al pensiero di Vincenzo – Hillman, credo che ogni persona si formi nei primi anni di vita più con l’educazione che per carattere. Tutto quello che assorbono i bambini nei primi anni di vita sono aspetti importanti, e pesa di più l’educazione che il carattere (anche se pure quello si manifesta!) Più si va avanti in età (e aggiungerei sapienza e grazia), il carattere assume un peso maggiore, anche se l’educazione e il contesto in cui si vive non svanisce del tutto. 

Laura, Filumena e la colpa

Ho letto con piacere la riflessione di Laura pubblicata sul suo blog; non conoscevo la storia del personaggio.
Credo anch’io che nella stragrande maggioranza delle storie familiari si possa applicare il suo ragionamento. Non è colpa di nessuno se alcune cose accadono. Lo so bene io, che ho una famiglia unita, ma segnata da alcuni problemi di salute. Di chi è la colpa? Per dirla con Hillman, forse in certi casi le malattie sono un concorso di genetica e ambiente. 
La colpa semmai subentra quando qualcuno della famiglia decide deliberatamente di fare del male agli altri componenti.

Angelo racconta il pittore Bacon

Davvero non conoscevo la storia di questo artista, ma mi ha fatto tornare in mente i miei nonni. Il mio nonno paterno non l’ho potuto conoscere, ogni tanto me lo immagino. Ho solo il racconto delle mie sorelle più grandi. Lui rimane quello che ci identifica come famiglia qui in paese: siamo quelli del Giusep (mio padre) dal Bartulamin (mio nonno Bartolomeo). Ricordo di più le nonne, che ci hanno cresciuti quando eravamo piccoli ed erano un porto sicuro per non prenderle quando ci meritavamo qualche punizione!

Anna e Spock

Più che entrare nel contesto della domanda e risposta, faccio un’osservazione sul personaggio, che Anna ha descritto tanto bene sul suo blog. Ho un vago ricordo di Star Trek e di certo non ne sono così appassionata. Un personaggio interessante, che davvero offre molti spunti di riflessione. Il suo essere ibrido tra la razionalità dei vulcaniani e il calore degli umani è una conferma, dal mio punto di vista, che una vita ben vissuta deve tener conto di tutti e due gli aspetti.
La specie umana ha questo grande vantaggio: può usare bene l’intelligenza ed è dotata di sentimento, e qui mi ricollego al discorso dell’anima che ho accennato con la ghianda di Hillman.


Grazie davvero a tutti per le storie che avete raccontato. Ho imparato molte cose in questo mese.
Io ho fatto un lavoro bello, a cui mi sono appassionata: raccontare il percorso man mano che si svolgeva… e ancora non è finito! Mi sono messa di lato, ma sono presente.

Il personaggio nascosto…

Avevo una persona anch’io, che amo molto, ma non avrei saputo descriverla così bene come hanno fatto gli altri e nemmeno individuare una domanda.
La tiro fuori dalla mente ora che ho letto le altre storie. 
È Madre Teresa di Calcutta.
Una grande Santa, una piccola donna come me.
Ha lasciato un esempio e molti scritti.
Due li scrivo, sulla famiglia e i figli:

“I genitori devono essere affidabili, non perfetti; i figli devono essere felici, non farci felici”.

 E ancora:

“I figli sono come gli aquiloni:
gli insegnerai a volare, ma non voleranno il tuo volo;
gli insegnerai a sognare, ma non sogneranno il tuo sogno;
gli insegnerai a vivere, ma non vivranno la tua vita.
Ma in ogni volo, in ogni sogno e in ogni vita

rimarrà per sempre l’insegnamento ricevuto.”

Pensieri di una grande donna e di una grande Santa che ci riportano al punto di partenza: Vincenzo e Hillman.


Caro lettore, se sei arrivato fin qui ti ringrazio. Questo racconto è stato un po’ lungo, ma è bello.
Alla Piccola Scuola l’esperimento non è finito, ci tornerò su questo articolo, aggiungendo il mio lavoro quando sarà concluso.

I video

Se ti appare ancora tutto un po’ confuso, metto qui i link ai video che settimanalmente si registrano quando ci si ritrova per discutere e tirar fuori le idee. Chissà, magari anche a te verrà voglia di entrarci (anche solo per ascoltare)

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