Cesare Baroli 1947: storia di amicizia, lavoro, comunità

È la prima volta che racconto una storia bella che intreccia amicizia, lavoro e comunità.
Dietro al brand che dà il nome all’azienda artigiana che si trova a Gargallo, nel mio paese, ci sta una famiglia, anzi più di una.

La famiglia Baroli
La famiglia Baroli

Avete presente quando parliamo di uomini e donne che rappresentano una parte importante della comunità?
Ecco.
La famiglia Baroli, prima di essere un’azienda, è una famiglia bella che ha dato e dà ancora molto per il nostro piccolo paese.
Facciamo un passo indietro, più o meno al 1947.
Di questa famiglia di cari amici c’erano le sorelle Angelina e Teresa e il fratello Cesare, sposato con Rosella.
Angela e Teresa (per tutti la “zia Teresa”), hanno speso la loro vita dedicandola alla parrocchia e al servizio nella comunità.
Da loro ho imparato molto di cosa vuol dire servire gratuitamente, offrire il proprio tempo per il bene della comunità.
Cesare invece si sposò con Rosella e da questo matrimonio nacquero tre figli maschi: Pietro (per tutti Pieruccio), Savio e Lauro.

1947. Il dopoguerra, un uomo e la sua sfida.

“Un uomo di classe si riconosce dalle scarpe che porta.
Ho sempre pensato che ciò sia vero.
Da ragazzo mi incantavo a guardare le scarpe ai piedi dei signori,
fino a quando ho deciso che guardarle era troppo poco.
Era il 1947.
Il mio sogno era quello di fare scarpe, scarpe per signori.
Quel sogno l’ho realizzato e voglio che sia anche il vostro.”

Cesare Baroli

Queste sono le parole di Cesare Baroli, per questa grande famiglia (e un po’ anche per me) “il nonno Cesare”. Si trovano sul sito di questa attività artigianale.

Prima di continuare il racconto apro una parentesi: mentre leggevo le parole di Cesare ho pensato alla “deformazione professionale” che abbiamo noi, gargallesi doc, che abbiamo avuto a che fare con le scarpe: la prima cosa che guardiamo nelle persone è cosa portano ai piedi.

Ma riprendiamo il racconto.

Cesare decide quindi di mettere su una piccola attività artigiana in ambiente calzaturiero,
dapprima a livello di tomaificio e poi con una piccola produzione di scarpe.
E nella sua attività porta i tre figli, ormai cresciuti, che ne proseguiranno le orme.
Il tomaificio Baroli non ha mai avuto grandi numeri a livello di personale, ma ha dato il suo prezioso contributo per la nostra comunità.

Da tre generazioni un punto di riferimento per la comunità gargallese

Nel corso degli anni i figli crescono, e ognuno forma una propria famiglia, che dà vita alla terza generazione della famiglia Baroli.
Davvero posso dire che tutta la famiglia Baroli è ben voluta in paese e, personalmente, con quasi tutti – a partire dalle “zie” – ci lega un rapporto di amicizia sincero che va oltre il racconto del lavoro.
Cesare e le zie, ormai anziani, ci hanno lasciati, per vecchiaia.
Purtroppo hanno raggiunto Cesare e le zie in Paradiso anche Pieruccio e Savio, quando ancora non c’era il Covid, ma altri brutti malanni.
Inutile dire quale vuoto hanno lasciato non solo nella loro famiglia ma anche in tutta la comunità gargallese.
Oggi, insieme a Lauro, sono i nipoti di Cesare, a dare un prezioso contributo innovativo, e a portare avanti l’azienda.

Il brand Cesare Baroli 1947

Pieruccio e Savio avevano iniziato già da qualche anno insieme a Lauro la realizzazione di scarpe su misura e la produzione di alcuni modelli che potrei tranquillamente definire “opere d’arte”.
Sul profilo Instagram di questa piccola eccellenza artigiana si possono ammirare veri e propri capolavori.

Fin qui quel che so.

Poi, un giorno, parlando con Silvia, che legge il mio blog, le ho chiesto se potevo scrivere la loro storia e le ho chiesto qualche informazione in più per raccontare cos’è oggi “Cesare Baroli 1947”.

Insieme ai cugini ha letto le prime righe di questo mio articolo e mi ha aiutato a proseguire nel racconto di questa bella storia di famiglia e di lavoro. Il Covid – ahimè – mi rende impossibile poter fare un’intervista di persona, così proseguiamo il racconto attraverso qualche email.

Silvia mi confida:
“io e i miei cugini abbiamo da sempre respirato l’odore del cuoio. Fin da piccoli “andare a giocare a nascondino” dietro alle trance, tra le macchine da cucire o i carrelli della manovia, era tra i nostri passatempi preferiti!
Appena “abbiamo avuto l’età” , i lunghi mesi di vacanze scolastiche estive erano riempiti da piccoli, ma gratificanti, “lavoretti” in laboratorio, aiutando mamma, papà, nonno e zii… che servivano a tenerci un po’ a bada.. ma nello stesso tempo ci facevano “sentire grandi” e hanno fatto crescere in noi la passione per questa materia prima: la pelle, e poi ovviamente, per la calzatura.”
Tanto ci è rimasta dentro che, nonostante noi giovani ci siamo laureati tutti in ambiti diversi ( Lingue e letterature straniere, Ingegneria informatica, Economia, Industrial Design) e alcuni di noi hanno fatto esperienze lavorative, anche all’estero..poi siamo tornati “a casa” e ognuno di noi, oggi, mette in pratica le proprie capacità e competenze, direi , complementari, all’interno dell’azienda.”

Posso dire proprio letteralmente che vi ho visti nascere e crescere nelle vostre famiglie e nella comunità di Gargallo.
Non poteva che essere così!
Gli stessi valori che ho imparato frequentando prima i nonni e poi i vostri genitori li ritrovo – in questo 2021 – anche in questi giovani trentenni…

Il racconto di Silvia prosegue:

“Un’altra cosa che ci rende “fieri” è stata quella di continuare a offrire un prodotto “artigianale”, quindi fedele alle antiche lavorazioni e allo standard di qualità nelle finiture e nelle lavorazioni ma investendo nella tecnologia. Siamo stati tra i primi ad acquistare tavoli di taglio automatizzati per il taglio delle tomaie e software 2D e 3D per l’ingegnerizzazione dei modelli e la prototipia. Ultimo acquisto è stato lo scanner 3D per “archiviare” i piedi dei nostri clienti e fornire un “su misura” ancora più performante e anche “delocalizzato!”

Lo scanner del piede
Lo scanner del piede

Cioè? Puoi spiegare meglio questo ultimo (e innovativo, direi) aspetto che rende praticamente “pezzi unici” ogni paio di scarpe?

Lo scanner 3D permette di scansionare i piedi dei clienti, fornendoci di un file, appunto, in 3 dimensioni. Quando realizziamo il modello “su misura” e allestiamo la forma cercando di ricreare le caratteristiche del piede del cliente finale, questo file viene consultato per prendere ulteriori misure, se necessarie. Nel caso un cliente, che abbiamo già “catalogato” , voglia acquistare un nuovo paio di scarpe, questa tecnologia ci permette di potergliele confezionare anche “ a distanza”.

Oltre al “su misura” vi è poi la “personalizzazione” ovvero il fatto che il cliente possa scegliere qualsiasi parte della calzatura, a suo piacimento: dal tipo e colore di pellame, cuciture, bucature, costruzione e fondo (suola).
Mio zio Lauro, è “l’artigiano”, cuce il fondo e monta le calzature e poi è modellista: disegna i modelli su forma e poi io procedo all’ingegnerizzazione tramite il software 2D, pronti per il taglio. Io l’ho affiancato da quando sono azienda e così comincio a dilettarmi nella modelleria. Ma la cosa che preferisco fare è tingere le pelli.

Quindi quei meravigliosi dipinti che vedo in qualche creazione sono opera tua?

Quando mi trovo davanti una calzatura in “crust”,ovvero pellame “grezzo”, non rifinito, che quindi si “presta” alle mie mani…ecco, cerco di immaginare che sfumature dare a questa tela! Così mi sbizzarrisco e metto in gioco tutta la mia creatività esplorando ciò che la calzatura attraverso la “sua pelle”, può trasmettere. E poi sono al finissaggio come artigiana…

Mi hai parlato del lavoro tuo e di Lauro. Gli altri membri della famiglia Baroli come contribuiscono all’attività artigianale?

Mio cugino Carlo si occupa del settore economico/finanziario, ricerca e contatto fornitori, e poi in manovia come artigiano..
Filippo gestisce il taglio con controllo pellami e si occupa della parte informatica e meccanica: dal supporto software ai macchinari per le calzature, e poi in manovia come artigiano…
Mia cugina Clara affianca Filippo al taglio e gestisce i contatti e i rapporti con i clienti esteri, e poi al finissaggio come artigiana.

Lo spaccio dove i clienti vengono accolti

Non saremmo nulla senza Elisabetta e Donatella, le nostre mamme, che fanno la cosa più importante: accolgono e prendono le misure ai clienti e poi cuciono, cuciono, cuciono… e danno vita alla tomaia con tutti i dettagli e la “buona fattura”, risultato di tanti anni di dedizione e passione per questo lavoro. Poi loro consigliano, ci supportano e ci aiutano a guardare avanti nonostante il vuoto lasciato dalla mancanza dei nostri padri e la precarietà e l’incertezza del momento.
Infine ci avvaliamo della collaborazione di altre 4 persone, considerate non semplici operaie ma ormai donne facenti parte della famiglia poiché lavorano con noi praticamente da sempre e ci hanno visto crescere.

Made in Gargallo

Silvia conclude scrivendomi una cosa che trovo bellissima:

“Un’altra cosa che usiamo dire è che le nostre calzature non sono “Made in Italy” ma “Made in Gargallo” perché nascono ed escono dal nostro laboratorio.”

Già, il Made in Gargallo è un’etichetta che possiamo attribuire al prodotto artigianale di tante piccole aziende artigiane, che oggi – come nel passato – portano in Italia e nel mondo prodotti di eccellenza.

Sono sicura che il nonno Cesare sia fiero di voi.


E a te che stai leggendo questa storia di lavoro e amicizia, lascio qualche riferimento, se vuoi conoscere meglio il brand Cesare Baroli 1947

Li trovi al sito dell’azienda: https://www.cesarebaroli.it/
Puoi vedere le creazioni sui canali social
Instagram: @cesarebaroli1947
Facebook: https://www.facebook.com/CesareBaroli1947/

E quando si potrà tornare a viaggiare, ti aspettano nel punto vendita annesso al laboratorio qui a Gargallo (NO), in via Umberto I, 18.

La famiglia Baroli sarà felice di accoglierti con la cortesia che da sempre la contraddistingue.

– tutte le immagini pubblicate sono state gentilmente fornite da Cesare Baroli 1947 –

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