Silva, il dipendente comunale

Come già accennato in altri luoghi,
il mio lavoro si svolge in ufficio, ma non uno qualunque di un’azienda qualunque. Da ormai più di 20 anni lavoro all’interno del municipio di Borgomanero, nel settore che si occupa della gestione informatica dell’Ente. A 360 gradi.

Il lavoro come missione

Il lavoro in un Ente Pubblico ha come scopo quello di fornire servizi ai cittadini; per questo lo ritengo quasi una “missione”.
I miei “clienti” sono i colleghi del Comune (siamo più o meno un centinaio in ufficio), e a loro dobbiamo assicurare l’assistenza quando ci sono problemi sui pc o sui programmi, assicurare l’efficienza della rete, curare il sito internet.
Lo so a cosa stai pensando del lavoro nell’ente pubblico: scartoffie, burocrazia, lungaggini per presentare una pratica e ottenere una risposta…
Certo, c’è anche tutto questo.
Pure nel mio settore la burocrazia la fa da padrone.
Per mandare avanti la “parte informatica” io passo il 90 % del mio tempo a fare lavoro amministrativo: redigere atti che giustificano le spese, controllare la regolarità delle ditte, liquidare le fatture.
E so pure qual è il pensiero comune sui dipendenti pubblici: quelli che non hanno nulla da fare.
Ti assicuro che c’è molto da fare, e in molti settori. Perché tanti sono i servizi di cui hanno bisogno i cittadini: rifare la carta d’identità, o iscrivere i figli ai servizi scolastici, ottenere permessi di costruire (una casa nuova) o semplicemente ritinteggiare l’esterno della propria abitazione (solo per citarne alcuni). E se da un lato ci sono i diritti, per i cittadini ci sono pure i doveri: pagare le tasse e le multe, che servono, come entrate, a coprire la spesa per dare i servizi.
Purtroppo se i tempi si allungano non è colpa di chi i servizi li eroga, ma di un sistema incagliato e arrugginito. Pure se cerchi di fare bene le cose.

Eppur si muove

Ci stanno provando a livello centrale a migliorare qualcosa, con la digitalizzazione. Ma non è facile. Da qualche giorno, ad esempio, è possibile accedere al sito dell’ANPR (l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente) per scaricarsi i propri certificati anagrafici senza recarsi in Comune.
Ma bisogna avere un’utenza SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), che ci identifica univocamente. Le care vecchie utente e password tra non molto saranno archiviate.
Un bel passo avanti.
Però la stessa regola vale per i servizi nazionali (Agenzia delle Entrate, Inps, ecc.), statali (Governo, Ministeri, ecc.) fino e anche per quelli locali, come appunto i Comuni, sia che il Comune si chiami Roma, Milano, che hanno servizi informatici attrezzati, o Borgomanero (siamo in 3 + 1 dedicati all’informatica) o Gargallo che personale addetto non ce l’ha proprio.

Cosa fare nel piccolo

Io, nel mio piccolo, al Comune di Borgomanero, dalla mia posizione “trasversale” a tutti gli uffici, cerco di migliorare – per quanto si può – l’efficienza delle procedure, a volte facendo un lavoro di mediazione tra i colleghi che usano i programmi e le aziende che ce li forniscono.
L’ho già scritto da qualche parte e lo ripeto: mi piace “perdere” tempo a fare i lavoratori accessori (e a insegnare ai colleghi a fare lo stesso), perché anche quelli servono per realizzare in maniera migliore il lavoro principale.
Mi piace spendere tempo per capire come far funzionare meglio le cose.
E non lo faccio per me stessa (un po’ sì, perché mi piace fare le cose bene), ma soprattutto perché il mio lavoro “serve”, nel senso che è al servizio dei cittadini di Borgomanero.
Con questo orizzonte ogni giorno mi reco in ufficio, e se a volte posso essere un po’ rompiscatole con i colleghi, è per il loro bene e per il bene dei borgomaneresi.

I mulini a vento

Purtroppo a volte mi sembra di combattere una battaglia persa in partenza. In genere quando rompo le scatole ai colleghi è per tentare di cambiare (in meglio, o in maniera più uniforme) il modo di fare le cose.
Qualcuno è ben disposto, qualcun altro (e succede spesso e volentieri nei servizi dove c’è scambio di comunicazioni fra enti pubblici) alza lo scudo del “non abbiamo tempo”, “se dall’altra parte fanno così allora faccio così anch’io”… e l’elenco potrebbe continuare.
È vero: abbiamo linee guida per redigere atti, scambiare informazioni, ma non esiste uno standard uguale per tutti.
Sappiamo che il nostro lavoro, come ente pubblico, prevede che quello che produciamo ogni giorno, per qualsiasi cosa, deve “nascere” digitale.
Eppure c’è chi ancora si ostina a scrivere a penna… perché si fa prima.

Un modo diverso di ragionare

Serve davvero un cambio di paradigma, e se non cominciamo a ragionare sul fatto che dobbiamo essere noi per primi a lavorare bene, allora il sistema pubblico non cambierà mai.
Io la mia lotta la porto avanti.
E quando riesco a dimostrare che fatto bene è meglio sono contenta.
Se riuscissi a cambiare il modo di pensare delle persone, sarei più felice ancora.
Il lavoro ben fatto è bello è giusto e conviene.
A chi mi segue da un po’ sembrerà una frase fatta.
Non è così.
E si può fare.
Anche nel settore pubblico.

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