Gargallo, il mio paese

Gargallo è il mio paese, il mio angolo di mondo, la mia comunità.
Sono nata qui 48 anni fa nella casa in cui vivo ancora oggi.
Tutte le mattine, quando apro la finestra della mia camera vedo questo scorcio di paese: un edificio basso e bianco.
È un calzaturificio. Quello dei fratelli Casarotti, Lorenzo e Gianni.
Già, perché il mio piccolo paese – non arriviamo nemmeno a 1800 anime – in passato, quando io ero piccola (d’età oltre che di statura), era un luogo che dava lavoro a molte persone proprio nei calzaturifici.
Dove ci troviamo? Siamo in Piemonte, più o meno a 30 km da Novara, a metà strada fra il Cusio – distretto ricco di industrie del settore dei rubinetti, e le colline dove si producono vini pregiati come il Gattinara, il Ghemme e il Boca che prendono il nome dai rispettivi luoghi di produzione.
Ancora oggi – benché in tono minore – è rimasta qualche attività calzaturiera, prettamente artigianale e familiare.
Le giovani generazioni hanno saputo raccogliere l’eredità familiare portandola avanti.
Benché il mio lavoro di impiegata comunale mi porti tutti i giorni alla cittadina di Borgomanero, a pochi km di distanza, sono molto legata al mio paese, dove c’è la mia famiglia e dove dono parte del mio tempo libero per la comunità parrocchiale.

Quest’altra immagine è un dipinto che si trova nella sala consiliare del municipio.
Rappresenta il logo che era stato creato nel 1998 per i 300 anni di costituzione della parrocchia.
Due sono gli elementi che spiccano: il campanile, quello della nostra chiesa parrocchiale, posta all’ingresso del paese, e una sagoma che è il disegno del perimetro di Gargallo.
Nonostante la sua dimensione, il centro abitato è una parte piccola all’estrema destra. Tutto il resto è bosco.
Principalmente castagni, ma molti anni fa tante erano le persone che in questo territorio avevano una vigna. Anche il mio papà. Ma questa è un’altra storia.

Gargallo oggi è un bel paese, tranquillo.
Si possono ancora scorgere gli antichi casali che formavano il vecchio impianto del paese e le stradine interne, ormai asfaltate, conservano ancora gli incroci stretti di quando un tempo, non tanto lontano, ci si spostava a piedi o con i carretti.
Le prime attività dei ciabattini, si sono trasformate con gli anni in vere e proprie aziende a conduzione familiare, e sono nati diversi calzaturifici, tomaifici e piccole attività casalinghe. In molte cantine o garage si poteva trovare chi tranciava tomaie o gli occhiellatori, e praticamente non c’era casa senza macchina da cucire per tomaie. Anche a casa mia!

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