Il mio viaggio con Raffaele tra le storie che raccontano l’arte della pazienza

In questo articolo vorrei riprendere con Raffaele Gaito il filo del discorso che avevamo lasciato con il suo secondo libro #tremendamentebello (Growth Hacking – non c’è innovazione senza sperimentazione), per addentrarci nel viaggio che mi ha fatto fare con la sua ultima opera:

“L’arte della Pazienza
come essere perseverante in un mondo frenetico”

che ho definito un piccolo “gioiellino”.

Prima di parlare del nuovo libro, vorrei raccontare a Raffaele e a te che stai leggendo le cose belle che sono successe nella mia vita in poco più di un anno, anche per merito suo.
A fine 2019 mi stavo costruendo un piccolo blog, senza troppe pretese.
Dopo Medium volevo qualcosa di più mio.
Non è ancora perfetto oggi, forse non lo sarà mai, ma a gennaio 2020 Raffaele pubblica su Instagram una citazione di Simon Sinek che campeggia sull’home page del blog, e che mi ha convinto ad andare online: “Sogna in grande, parti in piccolo… ma soprattutto parti!”

Di lì a poco c’è stata la pandemia, ho seguito con interesse i tuoi video di allora e ne ho parlato a qualche collega. Noi che facciamo lavoro d’ufficio, ci siamo trovati catapultati a casa, a svolgere il cosiddetto “lavoro agile”, che non è smartworking, piuttosto lavoro da remoto. I tuoi consigli su come organizzarsi con il lavoro da casa sono diventati famosi. E pure tu.
Mi fa piacere che qualcuno ogni tanto se ne esce dicendomi: “Ho visto quel video di Gaito… ma cos’è? Voglio provare”
Non capita tutti i giorni, mi sei diventato contagioso…

E ultimo, ma non meno importante, non posso non ricordare quella meravigliosa intervista GFactor a Vincenzo Moretti… Mi hai aperto un mondo non solo sul Cilento e le tue terre, ma sul lavoro ben fatto.

La Pazienza, questa sconosciuta…

Chiusa questa parentesi, mi piacerebbe rivivere insieme a te il viaggio che ho fatto io quando ho letto il libro e chiederti qualche commento. Magari i miei lettori ci troveranno qualcosa di utile e stimolante.

Prima di partire, ti dico come stavo io con la pazienza prima di leggere il tuo libro. Contrariamente a quanto ho ascoltato dai tuoi video, mi ritenevo una persona molto paziente: prima di “perdere le staffe” ce ne voleva… e ce ne vuole ancora!
Ma con il tuo libro ho imparato che la pazienza non è confinata solo all’essere calmi e tolleranti.
Ho scoperto un ventaglio di cose che alimentano la pazienza e ne sono parte integrante.

Partiamo per questo viaggio…    

Giusto per inquadrare questa nostra chiacchierata parto con la nota introduttiva che mi sottolineo in tutti i tuoi libri. “Ho pensato questo libro avendo in mente il pubblico con cui mi confronto quotidianamente da anni: gli studenti e i clienti che vengono da me per lavorare su sperimentazione e innovazione”. Lì vicino ci ho scritto: “e poi ci sono io…”
Da semplice appassionata, ti seguo da tre anni e ho imparato molte cose. Però – a differenza dei libri precedenti – questo è meno tecnico e affronta un tema direi “universale”, o comunque che tocca la vita di ogni persona. Sei d’accordo con me?

Certo, sono assolutamente d’accordo con te. Infatti per la prima volta un mio libro sta arrivando anche a persone che non appartengono al mio pubblico “solito”.
Io l’ho scritto tenendo in mente chi fa impresa, chi si occupa di consulenza e formazione e tutti quelli che fanno lavori autonomi che, appunto, sono le persone che già mi seguono da anni e hanno letto altri miei libri. Però è chiaro che i concetti all’interno di L’arte della pazienza, avendo un taglio meno tecnico, sono accessibili a un pubblico più ampio.
È una cosa che ovviamente mi fa tanto piacere perché molte delle dritte e degli spunti all’interno del libro possono essere applicati anche alla vita privata, oltre che a quella lavorativa.

Il mio viaggio sull’Arte della Pazienza è partito – come faccio di solito – dal fondo. Volevo leggere i Ringraziamenti, ma aprendo il libro dal fondo, ho incrociato la Bibliografia. Ho contato: 32 libri con titoli molto significativi, e sai quanti ne ho? Solo 3: i tuoi 2 e “Il potere delle abitudini”.
Fra quei 32 cosa consiglieresti a una persona come me, che legge poco e non ha un business da far crescere?

Ce ne sono tanti che sono perfetti anche a chi non si occupa di business. Se dovessi sceglierne giusto tre ti direi questi (tutti italiani):

  • Fattore 1% di Luca Mazzucchelli (che ha curato anche la prefazione). È un bellissimo libro sulle abitudini che consiglio a chiunque.
  • Riconquista il tuo tempo di Andrea Giuliodori. Come si intuisce dal titolo è un libro che parla della (corretta) gestione del nostro tempo.
  • Il fallimento è rivoluzione di Francesca Corrado. Un testo incredibile sull’importanza del fallimento e su come gestirlo al meglio.

Accennavo ai Ringraziamenti. Li ho letti – come faccio sempre – prima di addentrarmi nel libro dall’inizio. Ho apprezzato (ma ci torneremo più avanti) il richiamo ai tuoi affetti familiari ma quello che mi ha piacevolmente sorpreso è il ringraziamento fatto a noi, ai tuoi lettori. Come ti è venuta questa idea? 

Mi è venuta ascoltando una canzone di Mecna (uno dei miei artisti preferiti) che si chiama Scusa. Lui in questo pezzo chiede scusa a tutta una serie di persone che hanno fatto parte della sua vita e a un certo punto chiede scusa anche agli ascoltatori. Mi ha fatto un effetto stranissimo (e allo stesso tempo bellissimo) e mi si è accesa la lampadina.
Ho pensato “cavolo, ma io non li ho mai ringraziati pubblicamente” e ho colto l’occasione al volo per farlo in questo libro. In fondo il mio lavoro ha senso perché ci siete voi.

Entriamo nel vivo del libro. È d’obbligo soffermarsi su quello che tutti hanno colto: le pagine sono piene zeppe di storie meravigliose, che vanno dalla storia antica alle persone della tua famiglia. Le conoscevi già o hai dovuto fare un lavoro di ricerca per mettere in ordine nel modo giusto tutti questi racconti?

Alcune erano storie molto famose che uso ormai da anni nei miei talk e nei miei workshop (Jack Ma, Rovio, Steve Jobs, ecc.). Altre invece sono storie che ho ricercato nei mesi precedenti alla scrittura. Ne ho approfondite decine, nelle epoche più disparate e nei settori più disparati, per arrivare a selezionare quelle che ho scelto.
Molte storie che ho letto erano poco credibile o piene di un’aura di mistero/leggenda metropolitana. Quindi mi sono concentrato su quelle dove trovavo delle fonti certe e ufficiali.
Ad esempio ho adorato le storie di Astrid Lindgren, Stanislav Petrov, Tony Dungy e Alfonsina Strada. Non conoscevo nessuna di queste prima di iniziare a fare le ricerche per il libro.

Fermo lì Raffaele! Devo confessarti una cosa: questi ultimi nomi sono le storie più belle che ho incontrato nel libro e mi fa piacere che li abbia citati tu.
Per stuzzicare la curiosità dei miei lettori che magari il tuo libro non lo hanno letto, dirò solo che Astrid Lindgren è la “mamma” di Pippi Calzelunghe, Stanislav Petrov, grazie alla sua pazienza prima di agire, ha evitato una guerra nucleare, Tony Dungy ha applicato la perseveranza per portare una squadra di football a vincere e Alfonsina Strada, ad oggi, è l’unica donna ad aver corso il Giro d’Italia (nella versione a squadre maschili, intendo). Storie straordinarie che vale la pena di conoscere leggendo il tuo libro….

Ma proseguiamo.

Ogni capitolo termina con una paginetta riassuntiva che hai chiamato “Riflessioni prima di proseguire”. Per la mia esperienza personale di vita, ho parafrasato il tuo titolo con l’espressione a me più familiare “Esame di coscienza”. In fondo le due cose non si discostano molto. Sei riuscito davvero a farmi riflettere sui miei comportamenti…

Io sono sempre molto combattuto riguardo alle paginette riassuntive. Non sono un grande fan quando le trovo negli altri libri e spesso non le leggo, soprattutto quando c’è il classico elenco puntato con gli argomenti principali.
Quindi volevo fare qualcosa di diverso e mi sono ispirato alle domande di fine capitolo che ho fatto nel mio libro Growth Hacking Mindset.
Qui ho provato un modello ibrido, volevo che più che un riassunto, fosse un momento di autoanalisi e di riflessione. Infatti qualcuno mi ha detto che ha letto quelle pagine alla fine del libro ed è stato molto utile.
Ecco, se le state saltando, sappiate che leggerle alla fine forse funziona meglio.

Quando parli di pazienza legata all’essere capaci di perdonarci, hai scritto una frase che mi ha colpito al cuore (sì è proprio il caso di dirlo) “Va bene così”: un’espressione che ho imparato a mie spese a usare. Nel libro hai usato una volta sola la parola “pandemia”. Credo che in questo tempo storico di costrizioni, limitazioni e malattia siamo stati messi a dura prova proprio sulla pazienza. E ancora non ne siamo fuori. Il tuo libro arriva nel momento giusto e a me ha fatto un gran bene leggere alcuni passaggi. Tu come lo vivi?

Per me la pandemia (e il conseguente lockdown) è stato un momento di riflessione importante. Mi sono ritrovato all’improvviso con l’80% in meno di lavoro nel giro di un paio di settimane. Ti manca il terreno sotto i piedi quando perdi quasi tutto in così poco tempo. Allora ne ho approfittato per fare due cose: sperimentare più del solito, rivedere completamente il mio lavoro e i miei ritmi.
Proprio da questa profonda analisi è nata la spinta a scrivere il libro. Avevo molto tempo a disposizione ed ero nel mood giusto per mettere nero su bianco idee che mi ronzavano nella testa da ormai 5-6 anni.


La seconda parte del libro (La pazienza: come) contiene molti spunti pratici e semplici da realizzare. Il “ciclo della pazienza” è semplice e straordinario allo stesso tempo. Lo riassumiamo brevemente?

Il Ciclo della Pazienza

Quella seconda parte del libro è frutto del mio essere, in fin dei conti, uno smanettone. Aver scritto libri tecnici mi ha portato ad avere un approccio molto pratico anche su questo tema. Non volevo che il fatto di parlare di una soft skill rendesse il libro meno pratico e concreto. Quindi il “ciclo della pazienza” nasce un po’ con questo obiettivo: è una sorta di modello con cui poter scomporre, analizzare e allenare la propria pazienza.
Sono quattro componenti: abitudini, obiettivi, sperimentazione e fallimento. Nel libro spiego che per allenare la pazienza bisogna lavorare su questi quattro elementi e per ognuno di essi fornisco delle risorse di approfondimento, delle storie di ispirazione e dei consigli pratici.

Di quello che ho letto, di questa seconda parte, proprio perché mi ci devo esercitare maggiormente sono la condivisione degli obiettivi, il saper delegare e il forzare l’attesa.

Eh sì, non sono cose facili. Ma forse nulla di quello che è illustrato nel libro è facile. Non voglio che qualcuno scambi questo libro per la formuletta magica. Se avete pensato qualcosa tipo “mi leggo il libro di Raffaele e divento paziente in due giorni” siete fuori strada. Quello che indico è l’inizio di un percorso.
Che è lungo e complesso, ma vale la pena farlo.

Due altre parole che ho incontrato nel libro sono la serendipità e il concetto di “antifragile”. Vogliamo dire due parole anche su questi atteggiamenti e perché c’entrano con la pazienza?

La serendipità indica la facoltà di fare scoperte inattese, mentre si sta cercando altro. Troppo spesso quando guardiamo alle persone di successo ci nascondiamo dietro il concetto di fortuna. È troppo facile liquidare la questione con “lui è stato fortunato”. In molti casi, analizzando le storie che si trovano nel libro, scopriamo che era più questione di serendipità che di fortuna. Nel secondo caso il nostro atteggiamento è passivo (aspetto e spero), mentre nel primo caso deve esserci un atteggiamento attivo (mi butto il più possibile).
Antifragile è un po’ un’evoluzione della resilienza. Lì dove la resilienza indica la capacità di superare un momento difficile, l’antifragilità indica la capacità di uscirne migliorati.
Entrambi i concetti sono fondamentali e legati alla pazienza perché sviluppiamo quest’ultima se ci mettiamo spesso in gioco e sperimentiamo (quindi ci esponiamo alla serendipità) e se impariamo dagli errori e cresciamo (quindi diventiamo antifragili).

Mi fermo ancora una volta per ricordare che nel libro, e credo proprio in questa seconda parte, c’è anche la storia di come sono nati i postit…

Non posso concludere senza parlare delle cose che mi hanno emozionato di più. Introdurre la fiducia con la preparazione dei popcorn credo che ci abbia catapultati tutti nella tua cucina. E poi vorrei chiederti un commento sulle storie che hai raccontato dei tuoi nonni. Quanto è importante la famiglia per un giovane affermato come te?

Penso che i miei nonni siano stati fondamentali durante la mia crescita. Ma me ne sono reso conto molto più avanti nel tempo, come spesso succede. Proprio durante il primo lockdown mi sono ritrovato spesso a pensare a momenti specifici della mia infanzia e di come alcuni loro atteggiamenti mi abbiano influenzato. Quando ho messo in ordine le idee ho capito che i concetti di pazienza e di costanza erano rappresentati perfettamente da loro. E a quel punto non potevo non citarli.

Le pagine di nonna Anna e della sua tenacia e di nonno Domenico (“Internet quando Internet non c’era”) sono pagine davvero preziose… Le ho amate davvero!

Grazie davvero Raffaele, sei una persona generosa e preparata. È stato un bel viaggio e una bella intervista.


Caro lettore, spero di averti interessato e di aver stuzzicato la tua voglia di leggere il libro, se ancora non lo hai fatto.

Il libro lo trovi qui: https://amzn.to/3lFgKvK

Il libro è davvero bello, e so quanto Raffaele ne sia orgoglioso. Quando ho ascoltato il video per la presentazione del libro ho notato una cosa nelle sue parole: la pazienza è perfino ingentilita da quella z dolce che c’è solo nel lessico salernitano..

Qui lo puoi ascoltare:

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