Disobbedienti o persone per bene?

“Pesce grande mangia pesce piccolo”

È la legge della natura.
Nella nostra società moderna, italiana e non solo, questa frase è sinonimo di predominanza e talvolta addirittura prevaricazione, soprattutto nell’ambito del lavoro. Grandi aziende che si fanno largo e letteralmente inghiottiscono le più piccole. Grandi imprenditori che sfruttano a loro vantaggio la propria posizione senza farsi scrupoli.
Con il beneplacito delle persone che lavorano in quelle stesse aziende (funzionari, dipendenti, addetti) che “sanno”, ma tutto sommato gli va bene così.
Anche questi sono, a loro modo, “pesci piccoli”.

Ma cosa succede se un giorno uno di questi “pesci piccoli” decide che non gli sta bene? Che sa che il presidente dell’azienda per cui lavora usa i proventi dell’azienda per fini personali, e decide di denunciarlo?

Nel “sistema corrotto” si genera una crepa, e non senza fatica e dolore, viene piantato un seme di onestà.

“Il Disobbediente – trovare il coraggio di denunciare quando tutti vogliono il silenzio” è il libro di Andrea Franzoso, il “piccolo pesce” che ha deciso di denunciare il presidente dell’azienda per cui ha lavorato fino al 2016.

Le tre versioni del “Disobbediente”

Questo libro esce ora, nel 2021, dopo altri due libri sulla sua stessa storia: “Il Disobbediente — c’è un prezzo da pagare se non si vuole avere un prezzo” di ottobre 2017 e “#Disobbediente – essere onesti è la vera rivoluzione” di ottobre 2018, da cui sono scaturiti numerosi incontri con i ragazzi delle scuole superiori e medie.

Questo ultimo Disobbediente è il resoconto aggiornato della vita di Andrea, che parte dalla vicenda della denuncia, attraversando il racconto della sua vita precedente e arrivando ai giorni nostri.


Qualche piccola riflessione personale

Leggendo il libro, mi sono appuntata qualche passaggio. Vorrei metterli qui, con un piccolo commento personale.

“Abbiamo altro a cui pensare… tessere le relazioni giuste”

Le relazioni “giuste” citate in questo passaggio sono quelle “di comodo”, che possono (o devono) generare un tornaconto personale che mira più al potere e alla carriera che a un arricchimento dell’anima.
L’ho scritto più volte in altri luoghi: preferisco piuttosto  il concetto delle “connessioni generose”. Mettere in relazione persone lontane ma con valori simili. L’esatto contrario delle relazioni giuste. Ed è proprio grazie ad una di queste “connessioni generose” se oggi sono qui a parlare di Andrea Franzoso e della sua vita.

più in alto si sale, meno si lavora”

Ecco il modo sbagliato di vedere il mondo del lavoro, soprattutto nel settore pubblico. Ed è ancora molto radicato nella gente questo modo di concepire la vita lavorativa.
Qualche giorno fa, mercoledì 10 marzo 2021, il Presidente Draghi con il Ministro della Funzione Pubblica e i rappresentanti delle maggiori parti sociali, hanno siglato un accordo per l’innovazione della Pubblica Amministrazione, il settore in cui lavoro. Nel discorso di presentazione, il Presidente ha usato queste parole: “Il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della società.”
L’auspicio è che i buoni propositi si traducano in azioni concrete per chi ci lavora e per i cittadini, che sono i veri fruitori dei servizi pubblici.

“Tanto le cose non cambiano” è il refrain che più mi dà sui nervi

scrive ancora Andrea.
Eppure lui una scossa l’ha data; ciascuno di noi per quanto piccolo sia può cambiare il mondo. Lo diceva anche Madre Teresa di Calcutta – piccola donna e grande Santa – “quello che facciamo è solo una piccola goccia nell’oceano, ma senza quella goccia, l’oceano sarebbe un po’ più povero”.

“L’esperienza ci mostra quotidianamente che essere onesti non conviene… Tuttavia una scelta etica non può – per definizione – essere misurata col metro della convenienza. Il più delle volte richiede un sacrificio del tutto inutile secondo la logica mercantile che vizia il nostro pensiero. Eppure io credo che valga la pena raccoglierlo, questo senso di inutilità, perché ha in sé qualcosa di prezioso: il segno di una gratuità, che è la forza segreta di ogni cambiamento autentico.”

Queste parole si commentano da sole. Le voglio riportare qui, perché mi hanno colpito. Danno senso e logica a tutto quello che Andrea ha fatto e continua a fare con il suo esempio.


Un cambio di paradigma

Sono cambiate molte cose grazie anche alla denuncia di Andrea.

A livello scolastico onestà e legalità vengono affrontate e approfondite, l’educazione civica è tornata materia di studio.
C’è una Legge che offre tutele a chi segnala comportamenti illeciti all’interno dell’azienda, sia in ambito pubblico che privato (i cosiddetti whistleblowers).

Purtroppo non c’è ancora una parola italiana per definire allo stesso modo di questo brutto termine inglese le persone che trovano il coraggio di denunciare chi si comporta male.
E forse non serve neppure.
Per molti anni Andrea si è definito “Disobbediente” solo perché si è comportato da cittadino onesto.
È ora di tirare fuori dal vocabolario italiano due paroline che si usano troppo poco.
Dobbiamo sforzarci tutti di essere, come Andrea, semplicemente…

persone “per bene”

Una frase di Leonard Cohen recita: “C’è una crepa in ogni cosa, ma è da lì che entra la luce”.
Occhi trasparenti e sorriso gentile: così si vede la luce delle persone per bene. Andrea è uno fra i tanti, forse l’esempio più conosciuto in Italia.


Caro lettore, se ti ho incuriosito, e se vuoi conoscere meglio Andrea, la sua storia – anzi la sua vita – ti invito a cercare e leggere il suo ultimo Disobbediente.

Presentandolo, alla sua uscita, Andrea scrive:

“Abbiatene cura, c’è tanto di me. Gli sono molto affezionato, è stato il mio primo libro, quello che mi ha permesso di reinventarmi.”

Che fai… sei ancora lì? Fossi in te correrei a comprarlo. Io l’ho già fatto.

Sul sito dell’editore: https://bur.rizzolilibri.it/libri/il-disobbediente/
Su Amazon: https://amzn.to/2On5WWX

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