DA dove veniamo e dove NON vogliamo più tornare

“Viva la Costituzione” è un libro bello.
Ma bello davvero.

Il tema centrale è la Costituzione, il Testo che contiene i cardini della nostra Italia, raccontati attraverso venti parole: venti temi fondamentali che fanno parte della nostra vita quotidiana.

Confesso che ho preso il libro con la speranza di trovarci Andrea dentro…
Ora che il libro l’ho finito posso dire di averlo trovato.
Dove?
Senz’altro guardando questa sua nuova “creatura” nell’insieme: un grande lavoro di ricerca, incontri, raccolta di testimonianze di gente comune e personaggi illustri, per dimostrare che i temi presenti nella Costituzione sono davvero presenti nella vita di tutti, piccoli e grandi.
Proprio un lavoro ben fatto!

Ma cos’è la Costituzione?

Andrea dà questa definizione:

“È prima di tutto un grande racconto,
che ci spiega DA dove arriviamo e dove NON vogliamo più tornare”.

(Repubblica e Costituzione)

Una definizione proprio bella, che – a mio modesto parere – spazza via un bel po’ di polvere e ridona luminosità a un testo così importante, che è il punto di riferimento a cui ogni Governo deve guardare quando legifera.

Perché parlarne?

Scrive Andrea:
“Ho deciso di raccontare la Costituzione … nella convinzione che l’educazione civica di cui abbiamo bisogno non è quella di chi conosce il numero di deputato e senatori, ma di chi coglie il significato di valori e diritti, ne comprende il senso, si indigna di fronte a un’ingiustizia e si batte in difesa del bene comune.”
(Nota introduttiva)

Eccolo il Disobbediente! I ragazzi che avevano imparato a conoscerlo nella sua precedente pubblicazione ritroveranno ancora quel giovane che parlava (e continua a farlo) di onestà, senso civico, spirito critico.

Andrea c’è, con il suo impegno, il suo cuore, il suo sorriso.

Andrea Franzoso in una foto di Isabella De Maddalena

Esco per un attimo da questo libro, giusto per collegarlo all’art. 2 del Manifesto del Lavoro Ben Fatto:
“Nel lavoro tutto è facile e niente è facile, è questione di applicazione, dove tieni la mano devi tenere la testa, dove tieni la testa devi tenere il cuore”.
Chi segue e conosce Andrea non potrà che confermare che queste parole gli calzano a pennello, come la tuta del supereroe!

54: il dipendente pubblico

Da impiegata comunale, non ho resistito e sono saltata a leggere a pag. 48 le due paginette della testimonianza di Piercamillo Davigo, magistrato e membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Parla delle qualità del buon dipendente pubblico, richiamando l’articolo della Costituzione che parla di “noi”, il 54:

“Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Per Davigo – che prende ad esempio gli insegnanti – fedeltà, disciplina e onore si esprimono nello svolgere bene il proprio lavoro, con rispetto e consapevoli che si sta rappresentando lo Stato, non sé stessi.
Memore dei primi due libri di Andrea, faccio solo un’osservazione: la storia che tutti conosciamo del whistleblowing è regolamentata dall’art. 54-bis del d.lgs. 165/2001 e successive modifiche: una legge che tutela i dipendenti pubblici che intendano denunciare gli illeciti nella pubblica amministrazione.

Potremmo quasi azzardare a considerare il 54 come “numero dei dipendenti pubblici”…

Il primo dovere di solidarietà: pagare le tasse

Anche questo passaggio, sulle tasse inserite nel capitolo che parla di solidarietà mi ha colpito, sempre come dipendente pubblico, quando Andrea spiega:

“Con i soldi delle tasse vengono versati gli stipendi degli insegnanti, dei medici e degli impiegati comunali.”
(Solidarietà)

Devo dire che – letta così, da un adulto – sembra una frase un po’ monca… Sembrerebbe che quelle tre categorie citate ricevano uno stipendio senza pagare le tasse.
Sono sicura che Andrea non intendesse questo; lui parla principalmente ai ragazzi, avrà di sicuro semplificato un pensiero che è molto più ampio.
Direi piuttosto che tutti – semplici cittadini, dipendenti (pubblici o meno) – concorriamo a realizzare un circolo virtuoso di solidarietà, permettendo, con le tasse, di far funzionare il Paese, fino al pagamento delle pensioni a chi ha lavorato per una vita e si trova a godere del meritato riposo.

“Ai miei primi insegnanti di educazione civica: mamma e papà”

Chiudo questa paginetta di riflessioni ripartendo dall’inizio.
Ormai è una prassi.
Andrea lo trovi anche nella sua dedica che lascia all’inizio del libro.
Mentre scrivo penso: “Chissà se ci ha pensato subito, o lo ha messo alla fine della stesura del libro?”.
A parte queste mie curiosità, Andrea ha scritto una cosa molto bella e ricca di significato.
Nell’anno in cui “Educazione Civica” torna ad essere materia ufficiale di insegnamento scolastico, con queste semplici parole ci ricorda che l’educazione a comportarci bene nella società la riceviamo soprattutto in famiglia, dai nostri genitori.
È qui che impariamo le basi per poter mettere in pratica i fondamenti scritti nella nostra Costituzione, che è sana e robusta.
Sì, grazie al Testo che ci hanno consegnato i Padri fondatori, noi tutti possiamo dire di godere – anche moralmente – di “sana e robusta Costituzione”.


Caro lettore, ho lasciato in questo articolo le cose più significative (per me) che – a caldo – mi ha lasciato il libro di Andrea.
Spero che queste mie parole ti abbiano un po’ incuriosito, e ti abbiano fatto venir voglia di comprarlo.

Da martedì 25 agosto 2020 è in tutte le librerie; se preferisci gli acquisti on-line lo puoi trovare sul sito dell’editore:
DeA Planeta Libri – Sezione Ragazzi
o su Amazon dove puoi leggerne un estratto.

Ultima cosa e poi ti lascio:
se vuoi seguire Andrea Franzoso, commentare il libro e – perchè no – magari invitarlo, a scuola o in biblioteca, questa è la sua pagina Facebook:
https://www.facebook.com/andrea.franzoso.79

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