La fede ai tempi del Corona Virus

È appena trascorsa una settimana dalle celebrazioni pasquali, e vorrei fare una riflessione legata alla mia esperienza personale, in cui credo molte persone si possano riconoscere.

Parto dalle parole del Papa nell’omelia della Messa di venerdì 17 aprile 2020:

“la Chiesa è con il popolo, con i sacramenti. 
In questo momento occorre celebrare a distanza…
Questa non è la Chiesa, è una Chiesa “in una situazione difficile”

È vero. Siamo ancora nell’emergenza Covid. I sacerdoti devono celebrare le Messe “a porte chiuse”, con pochissimi collaboratori.
Però molti si sono presi a cuore lo stare vicini alla comunità, che non può recarsi in chiesa, attivando servizi di registrazione o vere e proprie dirette sui canali social digitali, per permettere ai fedeli di seguire ugualmente da casa almeno la Messa domenicale.

Certo, come afferma Papa Francesco, questa non è la modalità “normale” dell’essere Chiesa. Ci torneremo.

Intanto però osservo – frequentando ogni giorno i social network – una ricchezza di offerta delle celebrazioni eucaristiche, feriali e festive, e altre modalità di comunicazione con cui i nostri sacerdoti vivono e si fanno vicini ai fedeli, offrendo veri e propri momenti di condivisione e riflessione.

Personalmente la considero una nuova esperienza di crescita nella fede personale.

A sacerdoti che seguo da tempo (uno su tutti: don Giovanni Berti, in arte Gioba, con le sue vignette e le belle riflessioni sul vangelo della domenica) se ne sono aggiunti altri, scoperti per aver trovato qualche loro testo, oppure per altre vie. Sono certa che lo Spirito Santo, motore e guida della Chiesa, sia l’artefice di questi incontri, che – seppur virtuali – donano tanta ricchezza. Se ci pensate, la bellezza della nostra fede cristiana sta proprio nel fatto che tutti, ovunque ci troviamo nel mondo, celebriamo la domenica – giorno del Signore – alla stessa Mensa della Parola: nutrendoci, cioè, delle stesse parole dei Vangeli e delle scritture. Cambia chi presiede il rito, il sacerdote. Ognuno ha un carisma diverso, e coglie, dallo stesso testo elementi e sfumature che arricchiscono l’anima e l’esperienza di fede personale.

Non posso non citare don Federico Tartaglia, che – prima con il suo libro (“E’ ora di vedere Gesù”) e poi dalla sua parrocchia romana, ha lanciato, prima ancora che esplodesse l’emergenza, l’idea di leggere la Bibbia in un anno. Lo sto facendo, da casa mia, con la mia Bibbia seguendo il calendario che lui ci ha fornito.

Don Fabrizio, parroco di Taizzano, è entrato da pochissimo nella schiera dei pastori che seguo. Un parroco buono e bravo, che usa le dirette Facebook per trasmettere le Messe “itineranti”, nelle varie chiese sparse nel suo territorio parrocchiale. Un modo per essere vicino a tutti.

Poi ci sono preti giovani, come don Salvatore e don Alberto, che hanno uno stile davvero unico nel commentare ad arte i vangeli o le questioni religiose: di sicuro effetto sui più giovani.

E qui vicino? Molti bravi sacerdoti hanno attivato i canali social per trasmettere le Messe a porte chiuse: don Marco di Scopello, don Beppe, don Stefano, don Enzo, don Piero, don Fausto…. i nomi sono davvero tanti!

Ma quello che più mi è mancato nel periodo quaresimale e che sto recuperando è il ritorno alla mia cara parrocchia di Gargallo, nella provincia di Novara. Grazie a don Luigi e all’aiuto di alcuni collaboratori, anche qui, nella mia amata parrocchia siamo riusciti a realizzare le dirette dei riti pasquali e delle Messe domenicali.

E’ vero. Non è la stessa cosa. La chiesa è vuota. Ma so di aver dato modo a molti parrocchiani di seguire da casa la celebrazione eucaristica domenicale.

Siamo entrati nel periodo pasquale, la Chiesa – da domenica scorsa – è già entrata nella “fase 2”, quella di Gesù Risorto. Per viverla pienamente insieme, dovremo attendere ancora un po’. Ma ce la faremo.


L’immagine di copertina, dall’ultimo post di Giovanni Berti sul Vangelo di questa domenica 19 aprile:

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